martedě, novembre 21, 2017 09:52

… Nanomachia …

Raccolto lo scudo del limpido cuore, avviamoci, dunque, a visitare le lande del “vero” inferno. Protetti dall’invisibile manto della saggia follia, scivoliamo fra le ammiccanti esposizioni della fiera delle vanità. Cedute le mistiche ali, assumiamo il cauto passo dell’innominato pellegrino per enumerare, laconici, l’ingrato florilegio delle patetiche oscenità di cui si fregia il dominio dell’apparenza condivisa.
Così avviene che il nostro guardare riveli le artificiali, purulente ulcere della “civiltà”.
Così accade di poter vedere oltre il miraggio delle vetrine scintillanti e facilmente scoprire l’avvilente natura dei coacervi urbani che, tutti uguali nella loro demente attitudine, dispiegano in ode gaudente l’immonda ed adulterata sostanza del disordine globalizzato.
Questi anonimi avelli di babele pullulano dell’ennesima, perversa progenie mutante: i maldicenti e fieramente mediocri conigli-vampiro. Tali fiacchi umanoidi sono perennemente e democraticamente dediti ad una disgraziata, frenetica copula proliferante, immaginando, per le proprie malate moltitudini, nuove crociate di conquista in future espansioni galattiche.
Nel mentre, i nostri gloriosi soggetti, nell’attesa di portare l’imperialistico dono della democrazia  alle tiranneggiate genti di Alpha Centauri, si impegnano nel bulimico consumo di qualsivoglia varia ed avariata risorsa potenzialmente presente nel proprio ambiente. L’indegna specie in oggetto, per maggior vanto, è maldestramente guidata e cupamente ammaestrata da abbietti sicofanti, tronfi campioni del profitto ad ogni costo.
Per antico costume, predilige edificare rovine materiali biascicando la sofia della miseria spirituale e nutrirsi oltre misura nel pervicace scempio delle ricchezze naturali.
Non dobbiamo però manchevolmente ipotizzare che tali schiere siano prive di una propria, se pur bizzarra, propensione etica, infatti è noto come esse si dedichino devotamente ad una singolare attività volta, nel rispetto del loro paranoico teorema, ad un compatibile riequilibrio ambientale.
Infatti, il gesto compensativo si concretizza nel  restituire orgogliosamente e in gran dovizia feci, immondizia e veleni, ammorbanti rifiuti con cui salvaguardare il luminoso domani della specie “prediletta” dal biblico Dio di Mosè.

Sorgano, dunque, le piramidi della “nuova era”: differenziate, umide e tal quali, fatiscenti tumuli “poeticamente” segnalati da nugoli di festanti gabbiani intossicati: i rumorosi frequentatori dei brulicanti monumenti disordinatamente eretti in costante, ottusa profanazione del corpo fisico della TerraMadre.

In un tempo afflitto da tali abominevoli e sterili parassiti, il mondo dei fenomeni sensibili è, a maggior onta, tristemente e diffusamente governato da legioni di patetici “nani” che, per virtù usurpata, proiettano enormi e ingannevoli ombre.
La parabola del “Ritratto di Dorian Grey” finisce per essere l’ennesima, mistificata traccia di un paradigma sociale che, istericamente generato da una quotidiana e paraintellettuale sicumera, si palesa, ormai, quale servo vezzo di abnormi e botulinici status simbol.
Piccole anime corrotte, mimando una idolatra frenesia, si agitano scomposte ai piedi del colosso Mammone.
Tristi fantocci replicanti atteggiati in disarmoniche movenze sulla giostra del consumo fine a se stesso: squallidi rinnegati che pervertono la purezza dell’istintività animale coniugandosi nel coro sacrilego della passiva omologazione a futili “bisogni”.

La tribù degli “uguali” inscena, incosciente, la proiezione collettiva di varie e molteplici servitù: inani vassallaggi imposti dall’artificiale dominio degli “strumenti” e statisticamente  sigillati nell’abitudine all’immagine conforme.
Uno sterile dramma dove la nobiltà, propria alla danza di Eros e Thànatos, è farsescamente mutuata nel conflitto surrogato e sciatto che la mercenaria fantasia dell’industria cinematografica ha affidato alle icone virtuali di  Zion e Matrix.

Ottavio Adriano Spinelli

Comments are closed.