domenica, novembre 19, 2017 21:31

Mater Daemonum

… Quella è Lilith… la prima moglie di Adamo.
Sta in guardia dai suoi bei capelli,
da quello splendore che solo la veste.
Fai che abbia avvinto un giovane con quelli,
e ce ne vuole prima che lo lasci.
Mefistofele a Faust – (Johann Wolfgang Goethe, Faust)

Matrigna e comunque “Prima Madre”, Lilith mostra la maschera più enigmatica e ambigua di Shaytàn. Ella simboleggia l’aspetto demonico e stellare del prototipo della Sposa, interpretando il ruolo di Alter Ego dinamico della passiva sorella: Eva dalle tornite spalle, torpida, magnetica e serpentina.
Lilith è la femminea, oscura e affascinante volta del cielo notturno; è Nut, la Dea-Stella che si inarca a sovrastare la virile, eretta passività dell’amante terreno. La misteriosa “Luna Nera” modella l’archetipo della “Seduttrice Sedotta”, indomita, mai paga, folle, rivoluzionaria e guerriera. Eva, avvolgente Signora delle Messi, è Gea, la Dea-Terra quando, eccitata dal vento tiepido e audace, accoglie nel proprio fertile grembo il seme cosmico. L’ipnotica “Luna Piena” insegna l’eterno gioco della fanciulla che, Sedotta, scopre le arti della Seduttrice astuta, frivola e saggia, intelligente e perseverante. Entrambe, contemporaneamente, sono la Madre; ambe­due bipolari compagne di Adamo, generano Umani, Demoni e Spettri dai mille nomi.

Ascolta, elettivo Fratello, il dettato della Tradizione; comprendi l’urlo silenzioso della Coscienza, e svelerai l’arcano segreto della Creazione. Il mito lilithiano è preesistente sia al racconto biblico, sia alla primitiva speculazione rabbinica; ma, nel contesto della nostra lampeggiante e frammentaria visione, ci serviremo dei “tipi” culturali ebraici, poiché essi, irrorati ovunque dalla panspermia cristiana, sono divenuti ineludibili matrici delle idealità psicoreligiose occidentali e, al tempo stesso, ieratica e paternalistica fonte di un germe antico, quello di alcune devastanti fobie, delle quali oggi è preda straziata il nostro allucinato vicino di casa.

Leggendo da I Miti Ebraici di R. Greaves e R. Patai: « Dio allora formò Lilith, la prima donna, così come aveva formato Adamo, ma usando sedimenti e sudiciume … (Pensa un po’, non era trascorsa nemmeno una settimana e il “creato” era già diventato un mondezzaio!)
… invece di polvere pura. Dall’unione di Adamo con questa Demone (Lilith) e con un’altra chiamata Naamak, sorella di Tubai Cain, nacquero Asmodeo e innumerevoli Demoni che ancora piagano l’umanità. »
Al termine del giorno in cui Dio si riposò, Adamo aveva già consumato il suo rapporto con Lilith; egli, complici le tenebre, aveva goduta la tremenda estasi donata dal “sesso suggente”. Secondo la storia narrata dalla Genesi, Eva, Lilith e Adamo vissero e misero in scena una intensa e universale tragedia dell’Eros, innocenti capri espiatori immersi nella totalità libidinale del “Sé”, incoscienti giocatori di una partita eterna che li voleva schiacciati dall’angoscioso presentimento della nascita di un tabù.
Il rapporto amoroso fra Adamo e Lilith fu presto turbato dai vivaci screzi che accompagnavano ogni loro congiungimento carnale, poiché ella mostrava insofferenza all’essere sempre e comunque soverchiata dal corpo di lui. Tale posizione di sottomissione negava alla femmina un’uguaglianza di fatto giustificata dall’essere entrambi composti dalla medesima “materia primordiale”. Quindi, all’adamitico rifiuto di concedere l’inversione delle posture durante il coito, Lilith rispose con l’abbandono del Giardino dell’Eden e, allontanandosi, pronunciò irritata il nome di Dio, accusando il compagno della mancata accettazione di una parità fra i sessi che agli occhi di lei risultava palese ed armonica all’ordine naturale delle cose. La prima donna volò via, diretta verso le sponde del mar Rosso e pose fine al suo itinerare nelle deserte lande prossime al mare arabico, dove, secondo la tradizione ebraica, le acque richiamavano ogni genere di Demone, attirandolo.
Dopo essere stato respinto dalla compagna, Adamo, inquieto e afflitto da strani sogni, si rivolse a Dio affinché la richiamasse, obbligandola a rispondere del mancato assolvimento dei doveri coniugali. Il Signore dei Cieli, ovviamente corrucciato per gli stessi scrupoli morali che animavano il risentimento dell’essere voluto “simile a Sé”, incaricò tre Angeli (Senoy, Sansenoy e Semangelof) di rintracciare, incaprettare e trascinare indietro la dissidente pecorella smarrita. Grande fu lo sgomento del drappello di cacciatori celesti, quando lo squallido spettacolo della realtà spezzò loro le reni spirituali: Lilith aveva ormai fatto del deserto il suo peccaminoso dominio. Li, oltraggiando qualsiasi pudore, si accoppiava freneticamente a Demoni lascivi e lussuriosi e nel frattempo, senza darsi un attimo di riposo, partoriva oscenamente altri Demoni, detti Lilim.
Gli Angeli, comunque fedeli all’incarico ricevuto, approfittarono di una provvidenziale e inaspettata tregua della “fregola militante”, per intimare all’innominabile donna perduta l’immediato ritorno, pena l’annegamento nelle acque del mare. Stralcio volutamente un frammento, particolarmente volgare, della cronaca di quel leggendario incontro, passo secondo me irrilevante ai fini della nostra “inchiesta”; in breve, le “parti convenute” nell’occasione sciorinarono un interminabile elenco di reciproche truci minacce omicide, di terribili e millenarie maledizioni scagliate sulle rispettive progenie e quant’altro poteva suggerire l’austero e violento codice comportamentale di una comunità di pastori nomadi. Tale baruffa dialettica non può essere considerata indizio probante l’effettiva volontà di commettere realmente crimini, bensì maledizioni e minacce vanno interpretate quali eccessi linguistici, esagerazioni motivate e giustificate dal contesto “sanguigno” venutosi a creare nel corso di un episodio particolare ed emotivamente coinvolgente.
Ella, per nulla intimorita dalla tracotante schiera angelica, oppose un orgoglioso e potente rifiuto, scegliendo di rimanere in quei luoghi ove più tardi conobbe la gloria d’essere riconosciuta Regina di Sheba (Saba), libera e fantasiosa “Signora delle Chiavi”, nel palazzo di Shaytàn.
Il Talmud (in ebraico, istruzione) rivela le pene di Adamo e di come, cacciato dal Paradiso Terrestre, non riuscisse a trovar requie all’ossessionante intensità del ricordo, vivida e struggente testimonianza dell’acme orgasmico donatogli dalla leggera danza della “donna” Lilith. Il primo uomo era, al fine, ridotto al rango di una bestia confusa, un reprobo che, trascinando la consenziente Eva nel suo incubo orgiastico, finì per ricongiungersi all’indimenticata amante. Lilith, suppongo assumendo stavolta le posture a lei più gradite, si accoppiò con l’uomo Adamo per centotrenta anni, generando unicamente Demoni e spettri della notte.
Dal commento talmudico alla Genesi: « Durante l’intero periodo di centotrenta anni nel quale Adamo visse lontano da Eva, gli spiriti maschi si innamorarono di Eva ed essa ebbe figli da loro, e gli spiriti femmina si innamorarono di Adamo ed ebbero figli da lui. » Quindi Adamo, Lilith ed Eva convissero dividendo la medesima passione, celebrando un lunghissimo sabba inneggiante alla promiscuità e all’indipendenza, durante il quale diedero origine all’immortale stirpe demonica, composta da ibridi forgiati fondendo nel “fuoco assoluto” una lega fatata di caratteri “animali” e “spirituali”. Ciò che essi compirono, fu il primo “miracolo magico”, scaturito dalla sintesi del potere creativo, proprio del congiungimento tripolare quando imita la dinamica della “triade mistica”.
Lasciando alle premurose cure della memoria le ataviche “canzoni” ispirate nel contrasto di ardenti petraie e umide oasi mediorientali, accettiamo l’orchidea selvaggia offertaci dalla calda mano di una Strega. Le figlie di Diana e l’immaginario fantastico dell’Antica Religione riconoscono a Lilith il titolo e l’attributo di “Sposa di Shaytàn”, allegoria simbolica del polimorfismo demonico che cela e conserva in sé ogni idea di forma.
La “Luna Nera” è un Demone, ma fu femmina e donna bellissima. Questa la traccia della sua imago: enigmatica ed ammaliante, ella fascina, seduce uomini, donne e spiriti, mostrando uno snello e impudico corpo, flessuosa nelle sue movenze feline, forte nella sua connaturata regalità. La sua splendida pelle opalescente si offre, morbida, alla luce stellare, lasciandosi “bagnare” da essa e riflettendola al pari delle più rare fra le perle baciate dalla Luna. La vibrante, argentea nebbia cosmica che sempre l’avvolge, simulando un malizioso e inconsistente manto, non nasconde il candido seno, alto, pieno e profumato dell’essenza di ogni fiore. I capelli, neri come il vello di una pantera, lunghissimi si agitano mossi da un vento eterno, facendosi credere animati di vita propria. Il bianco volto incornicia occhi profondi ed elettrici, ora azzurri come ghiaccio o velati da fiamme smeraldine, talvolta neri come pece e talaltra rossi del rabbioso rogo del Caos. Le grandi e scure labbra sorridono sensuali, rivelando denti brillanti come piccole e delicate porcellane. La palpitante immagine velata è resa armonicamente severa e perversamente angelica dalle eleganti e possenti ali nere. Graziose mani dalle lunghe dita affusolate, rapaci mimano i gesti e le movenze della “danza del desiderio”. Spesso, le gambe dalle bollenti cosce si fondono divenendo un unico, sinuoso corpo serpentino quando il Demone, invaghito di qualche femmina animale, sceglie di mutare parte di se stessa in turgido fallo: dolce tiranno che penetra e possiede odorosi e frementi ventri di donna. La sua vagina è umida, succosa, schiusa e – pur pronta a suscitare il sublime delirio dei sensi in uomini, Demoni o Dei – preserva la propria magica verginità.
È opinione delle Streghe che il lasso temporale più appropriato alla celebrazione del Sabba lilithiano sia quello che precede lo Yule (la notte più lunga dell’anno). Il periodo – una decina di giorni – che prepara l’arrivo del solstizio d’inverno viene chiamato “lo spazio del Caos”, a causa della variabile ed incostante durata dei giorni e delle notti, sconvolgente anomalia nell’altrimenti regolare e progressivo alternarsi dell’influenza dei luminari, Sole e Luna. Lo Yule è il momento culminante delle celebrazioni in onore di Lilith; questo festival, infatti, è da sempre conosciuto come la Notte della Noumenia (notte della Luna Nuova o Nera); Ra, il Sole, si accinge all’estrema, declinante contrizione: il suolo è duro e ghiaccio, mentre la Natura, letargica in esso, si appresta a glorificare l’ennesima germogliante primavera.
La Terra, utero roccioso, feconda nel proprio ventre il seme spermatico della vita; essa prepara la logica e ciclica rinascita, servendosi dell’incantesimo del buio perenne e della sospensione evolutiva. È il tempo durante il quale la giovane Dea-Vergine si concede al suo amante ctonio: Ella, trascurata dall’apollinea carezza, ricerca nell’abbraccio di Ade il remoto calore che sale dall’Abisso, luogo gonfio di lava ribollente ove pulsa l’infuocato cuore del pianeta. È la stagione in cui il potenziale dinamico ed esplosivo delle forze si concentra, preannunciando la travolgente ed immancabile affermazione di sé. Invocando Lilith, il Magista imita il progetto istintivo della materia e tenta di concretizzare il gesto dell’eroe che afferra la coda della cometa, allo scopo di nutrire e rinvigorire le energie personali.
La Mater Daemonum abita gli spazi siderali, e le Porte d’accesso ai Suoi domini sono celate fra le pieghe della dimensione del Sogno. Ella si lascia attrarre negli ambiti fenomenici – complice la malia degli specchi – dalla “volontà segreta” delle femmine animali … Questo è quanto ho potuto dire; tale sia il mio “Dono Nuziale” …

Ottavio Adriano Spinelli

Comments are closed.