lunedě, novembre 20, 2017 05:42

… Itur Ad Infera …


“ Io ho fatto questo, dice la Memoria. Io non posso aver fatto questo, risponde il mio Orgoglio, inesorabilmente fermo sulla sua posizione, alla fine la Memoria cede” (Friedrich W. Nietzsche)

ITUR  AD INFERA

Fatale, l’atro specchio del profondo sigilla l’imo Abisso del Caos ove tutto nasce e muore. Là, nelle viscere ancestrali, innanzi all’oscuro simulacro, ogni cosa incontra la propria memoria negata, i casi obliati, gesti frettolosamente dimenticati, le intime emozioni, talvolta, malamente vissute e sovente pietosamente sepolte.
Dall’arcana, densa, sostanza della Matrice metamorfica riemergono molteplici, tralasciati indizi; alcuni appaiono incerti, indistinti, vagamente estranei, forse, perché vilmente rimossi. Testimonianze taciute, colpevoli omissioni che, una volta riesumate, sorgono dall’immoto coacervo delle comode menzogne assumendo sembianza e costume di draghi furiosi determinati a vomitare, ottusi ed implacabili, tutto il crudo orrore degli eventi, di qualunque possibile evento.
La nera, lucida materia speculare, magneticamente, attira forme animate ed inanimate virtù, assorbe la rigida natura del desiderio soggettivo e ne riflette l’elettrica traccia spettrale nella fluida essenza oggettiva dei fenomeni manifesti.

Il Gesto virtuale del violare l’Abisso è specchiarsi in Se Stesso per svelare le ferite e la gloria dell’Anima ed evoca l’immaginifico scenario della discesa agli Inferi;
“Itur ad Infera”, drammatizzazione simbolica del mistico viaggio dell’Eroe, colui che volontariamente indossa il “manto di spine” e consciamente abbraccia i riti della dimensione diabolica invocando il dono spirituale della “Redenzione Occulta”.
Il Gesto Magico dell’operare la riflessione fisica e psichica delle energie  sottili è lo strumentale viatico della fenomenologia esoterica che realizza la reciproca coniugazione inversa dei poli opposti al fine di  tessere insieme la trama e l’ordito
del “Sogno Vero”, sostanziare l’Incanto e rivelare l’effimero miracolo della Legge.
La più ardita fra le mie variegate identità, soggiogata e vinta dall’ansia di sapere, sovente, penetra la terrifica materia dell’Orco. Il cosciente delirio mi spinge  fino all’ultimo dei gironi infernali, per visitarne , sempre curioso, noti anfratti e familiari asperità, percorrendo, stordito, ineffabili sentieri e celate svolte. Là nel non-luogo prossimo al fondo dell’Abisso, nel buio, cerco il Lume che strazia e blandisce, ma che comunque chiarisce rianimando la labile forma del ricordo.
Confuso in Tenebra, sogno inseguendo tracce latenti certo di come ogni sogno sia in Tenebra e che tutti i sogni abbiano origine da Tenebra così, ombra nell’ombra, la Bestia diviene ciò che sogna.

Vi fu un Non-Tempo in cui pervasi inconcepibili Spazi Alieni, vivendo fantastiche epopee che videro il mio Genio inerente mutarsi, in ibrida sequenza, da oscuro ed inconsapevole Angelo di Tenebra , in un luminoso Demone padrone delle proprie Memorie, quindi mi inverai quale arrogante Titano senza morale, privo di aspettative e refrattario al giudizio, poi, spogliato del ricordo e vestendo le armi sensibili di una materia che credetti nuova, fugai la primeva consapevolezza, rubata all’essenza con feconda curiosità, e fui, infine, torpida Bestia crudele, banalmente Uomo …

Immerso in una distratta modernità perpetuamente ubriaca di mirabolanti “effetti speciali” che altro non sono se  non l’onnivoro parto tecnologico di una sintetica scienza della comunicazione priva di dignità ed afflato mistico, oggi, sembro solo una vecchia Strega, un Viandante che molto ha camminato, spesso perdendo il Passo, talvolta smarrendo il Lume, raramente piegando il ginocchio, sempre offrendo la fronte al vento opposto per, fatalmente, tornare a Me stesso.

Cogli il fiore dell’ardimento e sposa in dionisiache nozze la saggia follia che ispira il magico Canto della Strega; le dense  e torbide lacrime della mia penna celano scintille di Luce, la forza necessaria per violare i sigilli dello scrigno  che custodisce i semi del Potere  e della Libertà.

Ottavio Adriano Spinelli

 

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