sabato, novembre 18, 2017 19:37

Ecnephias – Necrogod (2013)

Ritorno discografico per un gruppo nostrano capace di miscelare al meglio generi musicali diversi e apparentemente lontani tra loro, in maniera unica e mediterranea.
Sto parlando degli Ecnephias naturalmente, che ritornano alla fatica discografica con alle spalle una carriera discografica costellata da album straordinari, come non citare infatti lo splendido “Ways of Descention” (2010) e il monumentale “Inferno” (2011).
Il nuovo album è prodotto dall’etichetta discografica italiana Code666 Records; il cd si presenta alla grande anche a livello visivo, grazie ad uno splendido digipack dall’artwork veramente notevole. All’interno del booklet troviamo anche gli interessantissimi testi (impregnati, come sempre, da forti tematiche occulte).
Il combo nostrano prende vita a Potenza, Basilicata, nell’oramai lontano 1996, per volere di Mancan.
Nel 2005 è la volta del primo lavoro discografico, intitolato “November”, un Demo seguito poi nel 2007 dal primo album “Dominium Noctis”.
Sarà poi la volta dell’Ep “Haereticus” (2008) che fungerà da apripista per gli album del 2010 (Ways of Descention) e del 2011 (Inferno) entrambi recensiti fra le pagine virtuali di darkthrone85.org.
Nel 2012 esce la compilation “Cold Winds from Beyond” che contiene una selezione di tracce dal primo demo e dai due Ep. Nel 2013 è la volta del nuovo album intitolato Necrogod.
Questa la formazione : Miguel José Mastrizzi – basso; Demil – batteria; Nikko – chitarre; Mancan – voce, chitarre, programmazioni; Sicarius Inferni – tastiera e piano.
All’interno dell’album troviamo anche uno special guest d’eccezione, il mastermind dei leggendari Rotting Christ, Sakis Tolis.
“ Syrian Desert “ la prima traccia della release è completamente strumentale e funge da introduzione all’album. Molto bella la costruzione sonora del brano che in meno di due minuti spinge l’ascoltatore nell’abisso occulto sapientemente creato dagli Ecnephias.
“ The Temple of Baal-Seth “ la precedente composizione spinge l’ascoltatore nel vortice esoterico che si propaga all’infinito con questa seconda, splendida, traccia dell’album. Ritualità, esoterismo, musica suonata in modo sopraffino, liriche impregnate di occultismo puro e tantissima eleganza. Così si può sintetizzare massimamente questo brano. Straordinario il growl/clean di Mancan che come sempre suggella in maniera impeccabile la splendida struttura sonora sorretta dal resto del gruppo. Da pelle d’oca la resa finale grazie anche a molte parti rarefatte ed atmosferiche che regalano ulteriore linfa vitale al brano. Classe pura.
“ Kukulkan “ il terzo paesaggio sonoro dell’album parte con uno splendido arpeggio chitarristico seguito da una struttura sonora piena e vigorosa che si apre maestosamente grazie ai clean vocals di Mancan e agli ottimi fraseggi chitarristici che impreziosiscono il tutto rendendo la composizione perfetta dall’inizio alla fine. Splendido il mix fra growl e clean vocals gestito in maniera straordinaria da Mancan; preziosissimi gli inserimenti tastieristici del bravissimo Sicarius Inferni.
“ Necrogod “ la title-track dell’opera è uno splendido anthem concettuale che racchiude nei suoi quasi quattro minuti totali, l’essenza dell’album dal punto di vista lirico/concettuale e musicale. Traccia perfetta, superfluo aggiungere altri commenti.
“ Ishtar – Al-‘Uzza “ ennesimo capolavoro del combo nostrano, pura poesia occulta a forti tinte nere. Le clean vocals di Mancan enfatizzano un testo particolarmente ricco di rimandi e rituali ancestrali, le continue variazioni stilistico-compositive donano ulteriore longevità e bellezza ad una traccia che va oltre il significato della parola perfezione. Un merito particolare alla splendida struttura compositiva e all’asse ritmica (basso/batteria). Intarsi chitarristici e tastieristici meravigliosi. Chapeau.
“ Anubis – The Incense of Twilight “ uno de i punti di forza dell’album è la varietà delle composizioni che compongano l’album, anche se rimangono tutte particolarmente omogenee, ognuna differisce con qualche particolare (piccolo o grande che sia) che fa la differenza. I fraseggi chitarristici di Nikko, le scream vocals di Mancan e la costruzione sonora d’insieme fa di questo pezzo l’ennesimo tassello vincente dell’album.
“ Kali Ma – The Mother of the Black Face “ da brividi l’arpeggio iniziale, così come tutta la parte strumentale della traccia. Poco dopo arrivano anche le clean/scream/growl vocals e un testo incentrato, come ci suggerisce il titolo, sulla figura esoterica della Dea Kali. Gli intarsi strumentali e le continue variazioni strumentali elevano la composizioni fra le migliori dell’intero album.
“ Leviathan – Seas of Fate “ composizione che si apre con un riff ed un’atmosfera che sembra uscita direttamente da uno dei migliori dischi dei Mercyful Fate (il tutto, ovviamente, riletto in chiave personale). Dopo l’introduzione, le growl vocals di Mancan e un testo iper-esoterico fanno il resto; donando all’ascoltatore l’ennesimo lavoro perfetto dell’album. Una nota di merito particolare per i meravigliosi fraseggi chitarristici disegnati con incredibile perizia tecnica e tantissimo gusto musicale, dal bravissimo Nikko.
“ Voodoo – Daughter of Idols “ riff chitarristici straordinariamente distorti e un’atmosfera nera come la pece ed ecco arrivare la traccia che accompagna al suo interno, lo special guest d’eccezione, vale a dire Sakis Tolis dei Rotting Christ. Eleganza, classe, esoterismo, poesia, musica suonata in maniera ineccepibile e prodotta alla grande. Cos’altro dire? Citare la performance di Sakis come una delle più ispirate degli ultimi anni vi basta? La fusione fra le due splendide voci di Mancan (growl) E Sakis (scream) è la ciliegina sulla torta di un album perfetto dall’inizio alla fine.
“ Winds of Horus “ si può definire come l’outro strumentale dell’album, ma sarebbe riduttivo definirla così, visto che si tratta di una vera e propria suite strumentale in chiusura di un album strepitoso.
Concludendo un disco praticamente perfetto, ancora una volta i nostrani Ecnephias riescono nell’arduo compito di evolversi ancora, esplorando paesaggi sonori finora inesplorati per loro, pur rimanendo fedeli alle origini.
Quando la poesia occulta ed il metal estremo incontrano melodia ed eleganza.
Dovremmo essere molto fieri di avere una straordinaria realtà come gli Ecnephias nel nostro paese e tentare di essere un pochino meno esterofili.
Non mi resta che consigliare questo disco ad ogni amante della buona musica;  in caso nono conosceste gli Ecnephias è arrivata l’ora di rimediare subito partendo, magari,  proprio da questo capolavoro discografico.

Recensione a cura di : Darkthrone85

Giudizio complessivo : 9/10

Tracklist

1. Syrian Desert
2. The Temple of Baal-Seth
3. Kukulkan
4. Necrogod
5. Ishtar – Al-‘Uzza
6. Anubis – The Incense of Twilight
7. Kali Ma – The Mother of the Black Face
8. Leviathan – Seas of Fate
9. Voodoo – Daughter of Idols
10. Winds of Horus

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