lunedě, novembre 20, 2017 16:54

Crystal Abyss – Word of the Darkest Ages (2007)

I Crystall Abyss, combo russo di symphonic black metal, presentano il loro primo full-length dopo quasi dieci anni di carriera. Ancora misconosciuti al pubblico europeo, considerato che la loro presenza sui palcoscenici è tuttora limitata quasi esclusivamente a tour in patria, regalano all’ascoltatore un album molto buono e ben registrato, che fa ben capire le regioni per cui sono stati nominati ‘‘una delle migliori band black della Russia”.
Il disco si arpe con una bella strumentale, “Rebellion of Heresy”, dove le liriche del synth padroneggiano, in un’atmosferica magica e vagamente gotica, che si fa solenne verso la fine. Un’ottima ouverture ricca di introspettiva e dal ritmo lento e incantato.
La seguente “First Born Snow” parte anch’essa con una intro classicheggiante per poi continuare decisa con più aggressività, caratterizzata da una voce impulsiva e dai tratti inumani. La batteria non è protagonista, ma la sua velocità d’esecuzione è considerevole. Particolare l’utilizzo di una seconda voce che sviluppa uno stile quasi rap pur essendo assolutamente coerente con il resto della traccia.
“Visions of the Past” inizia con un lungo periodo strumentale, che mette in evidenzia soprattutto chitarra (c’è spazio anche per un piccolo solo) e la batteria. Anche in questo caso overdose di synth, che crea un atmosfera spedita aggiungendo a tratti addirittura dell’inquietudine. Nella seconda parte il ritmo rallenta bruscamente, per sfociare nella trionfalità, suggellata dall’alternanza di scream e pulito della voce maschile.
La title-track “Word of the Darkest Ages” è più variata ed innovativa rispetto alle precedenti tracce. Viene dato notevolmente più spazio alla chitarra, anche se il synth rimane preponderante. La voce affina lo scream divenendo più aggressiva e irruenta. Il ritmo è variato al punto giusto, addirittura sorprendente in alcuni passaggi.
La strumentale “Winds of Golden Mountain Paths” parte veloce con duo chitarra-batteria. La batteria brilla per rapidità ma non per arditezze tecniche. La chitarra la fa da padrone con buoni arpeggi, anche a scapito del synth che si limita a fare da accompagnamento in alcune sezioni mentre nel finale regala un buon solo lento.
“Sageness Fallen” elogia al contrario lo scream sempre meglio curato e più veemente, supportato in maniera magistrale dalla batteria e, in secondo piano, dalla chitarra. Ben alternate e coordinate, nella parte centrale, le parti strumentali che danno una breve tregua prima del ritorno impetuoso dello scream.
“Of Glory and Pain” è senz’altro la migliore dell’album. Apre con un solo di chitarra non eccessivamente creativo ma orecchiabile, che lascia spazio ai vocals. Onirica la parte centrale, elogio puro al synth, che varia sapientemente le atmosfere, per poi lasciare spazio alla sola chitarra, che suona brevemente nel silenzio.
“As the Fear Grows” incomincia con melodia cupa, data ancora una volta dalla sola chitarra. La voce, che entra successivamente, viene accompagnata dal synth in pieno stile da Dimmu Borgir degli esordi. Altra buona parte strumentale seguente, anche se nulla da segnalare sul piano dell’originalità.
L’epilogo “Still Smouldering” è lento, estatico, per nulla tetro o ferale. Ascoltabile, ma non molto creativo, una chiusura che andava senza dubbio meglio organizzata.
Sinfonico, atmosferico, impetuoso. Non un capolavoro di aggressivitĂ , ma curato nei particolari e nella registrazione.
Un valido biglietto da visita per il combo russo.

Recensione a cura di: Akaah

Giudizio Complessivo: 7/10

Tracklist

1. Rebellion of Heresy (prologue)
2. First Born Snow
3. Visions of the Past
4. Word of the Darkest Ages
5. Winds of Golden Mountain Paths (Instrumental)
6. Sageness Fallen
7. Of Glory and Pain
8. As the Fear Grows
9. Still Smouldering (epilogue)

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