martedì, novembre 21, 2017 09:54

Cradle of Filth – Darkly, Darkly, Venus Aversa (2010)

Rieccomi qui a “commentare” un altro mostro sacro del panorama del Metal estremo; uno di quei mostri, come molti negli ultimi periodi,che hanno dato parecchio spazio a critiche e pareri di ogni genere e sorta. Come ho sempre affermato, detesto chi considera “commerciale” chiunque produca musica più accessibile alla massa, e i Cradle of Filth, negli ultimi anni,  musica di più facile ascolto, classico esempio Nimphetamin, ne hanno prodotta parecchia. Di conseguenza, quando Dani Filth ha commentato la loro ultima fatica come il disco più veloce e brutale che abbiano composto da anni, lo ammetto, mi ha trovata dubbiosa e scettica. Devo altresì ammettere che non ho mai avuto una particolare predilezione per questa band, quindi…..ho dovuto ricredermi,….accidenti sì che ho dovuto ricredermi. Partiamo dalle tematiche, in questo caso di un concept vero e proprio : Lilith;
chi non conosce Lilith? L’esaltazione del femminile in tutte le sue molteplici sfaccettature, la prima vera femminista, non per nulla è stata la prima a mandare a farsi fottere Dio e Adamo, di cui fu suo malgrado rima moglie, rifiutando quel Paradiso e quel ruolo imposto finendo con l’andarsene sbattendo la porta….pardon, i cancelli. Secondo la tradizione ebraica e non solo, si trovò lei un marito, il demone Asmodeo, divenendo di conseguenza la madre di tutti i demoni, i quali, grazie alla bontà ed alla misericordia di Dio, furono tutti condannati ad essere uccisi ( in spregio alla madre); da qui la sua predilezione per i neonati…quelli che di solito venivano trovati morti nella culla…..vogliamo darle torto?
Passiamo all’album; come stavo dicendo in precedenza, ho veramente dovuto ricredermi, questo loro decimo full-lenght si presenta realmente come il ritorno alla grande dei Vampiri britannici; Darkly Darkly Venus Aversa è l’album in cui sicuramente convergeranno le due correnti creatisi tra chi tifava per un genere alla Damnation an a Day e quelli più propensi ad un genere alla Thornography, un album che propone brani convincenti e coinvolgenti già a partire dalla title track,  una vera esplosione di musica che mancava da tempo ai Cradle of Filth. Pur mantenendo più o meno simile la struttura delle canzoni, il marchio di fabbrica della band è riconoscibile, accelerazioni Black, tastiere che creano melodie degne delle più oscure colonne sonore da film horror (bravissima la nuova tastierista), lo scream di Dani, qui alternato a passaggi più bassi e terminando con le parti vocali femminili, sempre presenti nei loro lavori, sempre profonde e sensuali, tutto sembra annunciare il ritorno a ciò che erano qualche anno fa.
Dani e compagni hanno detto la verità e, sicuramente, verranno ricompensati riappropriandosi di quello spazio che era andato assottigliandosi negli anni; può darsi che questo album non sia il loro capolavoro per eccellenza, ma quello che si ascolta qui dà proprio l’idea che la strada giusta sia stata intrapresa….ai posteri l’ardua sentenza.

Recensione a cura di : Blackraven

Giudizio complessivo : 8,5/10

Tracklist

1.The Cult of Venus Aversa
2.One Foul Step From the Abyss
3.The Nun with the Astral Habit
4.Retreat of the Sacred Heart
5.The Persecution Song
6.Deceiving Eyes
7.Lilith Immaculate
8.The Spawn of Love and War
9.Harlot on a Pedestal
10.Forgive Me Father (I Have Sinned)
11.Beyond the Eleventh Hour

Bonus disc :
1. Beast of Extermination
2. Truth and Agony
3. Mistress From the Sucking Pit
4. Behind the Jagged Mountains

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