sabato, novembre 18, 2017 00:32

Celtic Frost – Morbid Tales (Ep, 1984)

Dopo lo split degli Hellhammer nel 1983, l’anno successivo Warrior fondò i Celtc Frost (che divennero da lì a breve una vera e propria leggenda).
Questo che vi presento è l loro primo disco assoluto con il monicker di Celtic Frost.
Come si può descrivere la magnificenza di “Morbid Tales”? Mostruosamente innovativa e sperimentale verso nuovi orizzonti. Il gruppo sentendosi ancora musicalmente attaccato agli Hellhammer fanno uscire un disco che per molti poteva rappresentare una copia del vecchio gruppo e allo stesso tempo nuove sonorità in cui possiamo ammirare Tom Gabriel e Martin Eric carichi di rabbia e di emozioni, ma stavolta con una leggera spinta black / thrash che velocizza il tutto.
Per quanto riguarda le liriche si può capire fin dai titoli di cosa si parla : occultismo e storia.
Ad esempio nella famosissima “Into The Crypt of Rays” si raccontano le vicende “mitologiche” dell’omicida Barba Blu.
Ma come peculiarità nei testi c’è anche l’introduzione di racconti storici e testi letterari che saranno poi via via inseriti in molti dischi a nome Celtic Frost.
La prima track dell’album è un intro intitolata “Human” è composta da un’apparente canto gregoriano creato esclusivamente da suoni sintetizzati e distorti che fanno cadere il lettore in una sorta di trance per prepararlo alla traccia successiva.
Come seconda composizione troviamo “Into The Crypt Of Rays” nata dalla dissolvenza trascendentale dell’introduzione precedente, ecco che dopo una breve parte strumentale possiamo ascoltare la ruggente voce di Warrior accompagnata da una chitarra dai ritmi concentrici e dinamici, quasi come se l’ascoltatore stesse passando in un orribile galleria macabra in cui vengono mostrati i corpi e i volti barbaricamente devastati dalla violenza di un solo uomo! L’assolo chitarristico è la ciliegina sulla torta che da drammaticità alla tonalità vocale e lirica con gran finale.
“Visions Of Mortality” è una carrellata di sentimenti negativi e struggenti, una voce che narra le spaventosi visioni splatter e apocalittiche di una morte senza precedenti finché il brano non prende il via musicalmente, velocizzandosi in una spirale orribilmente tetra e da sfumature sanguinolente. “Dethroned Emperor” è un’espressione piena di ardenti significati, la nostra vita viene paragonata a una sconfitta in cui ci viene tolto il nostro impero (vita-mondo) lasciandoci nelle più totali ed atroci sofferenze che l’umanità può arrecarci!
A seguito di quest’apocalittica visione ecco la title-track del disco, ovvero “Morbid Tales” il titolo parla da sé ma rispetto alla precedente il ritmo è più dinamico ma nonostante ciò mantiene sempre quell’alone di mistero con vari racconti raccapriccianti e che fanno venire la pelle d’oca, davanti a una luce fioca prodotta da un’impassibile braciere attorniato da ossa umane. .
“Procreation (Of the Wicked)” in questa composizione viene esaltata la violenza e l’importanza della morte in modo così accentuato da ricordare sia musicalmente che a livello di testo la mitica “Triumph of Death” (Hellhammer) con un punto di vista più occulto e magico rispetto alle altre, il profumo della carne fresca è mischiato tra odio, amore e pazzia.
“Return to the eve” un’anima rapita nella notte in cui si sta tra il subconscio e il riposo, ma niente è tranquillo poiché gli incubi possono decidere se essere reali oppure no e causano danni irreparabili dai quali non vi è via di fuga. L’oscurità rapisce l’ignara preda dalla luce ingannandola e un grido di protesta si alza tra suoni terrificanti e senza via d’uscita, accade questo perché abbiamo dimenticato chi siamo e dovremmo imparare da questa track il nostro vero io, la nostra doppia natura è tenuta nascosta ma non si può tenerla chiusa per sempre. Questa si ribella e avanza violentemente, un’eruzione di emozioni che prende piede in tutto il corpo. Una melodia che ha tanti anni alle spalle è sia amata e allo stesso tempo temuta si dai tempi del medioevo nell’epoca della pesta nera, immaginatevi immersi nella “lettura” dei vari affreschi di quel tempo e noterete quanto può far rabbrividire il pensiero della resurrezione dei morti, quelle stesse emozioni le potete trovare nella “Danse Macabre” dai suoni spettrali e di voci sofferenti di chissà quali cose o persone, il tempo si sofferma e strilla piangendo in esibizioni crude e l’unico scorrere vitale risiede in un tintinnio di una piccola campana.
“Nocturnal Fear” è interpretabile con una scena horror in cui descrive i vari elementi dettagliati della notte che cela misteriosi ed orribili creature alimentate dalla superstizione e dai canti oscuri di gufi e di lupi, delle vere e proprie evocazioni che risvegliano demoni dall’età millenaria, tutto questo è messo in chiave Thrash senza dimenticare nessuno e senza risparmiare le vittime!
“Circle of the Tyrants” è una vera e propria rievocazione al male assoluto con brutali rivelazioni. “Visual Aggression” colpisce senza pietà e regala anche delle sperimentazioni sonore.
Abbiamo infine “Suicidal Winds” che personalmente mi ricorda moltissimo la canzone “Messiah” degli Hellhammer.
Un disco glorioso che bisogna possedere.

Recensione a cura di: Rea Silvia Faunus

Giudizio Complessivo: 9,5/10

Tracklist

1.Into the Crypts of Rays
2.Visions of Mortality
3.Procreation (Of the Wicked)
4.Return to the Eve
5.Danse Macabre
6.Nocturnal Fear
7. Circle Of The Tyrants
8. Visual Aggression
9. Suicidal Winds

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