domenica, ottobre 22, 2017 11:55

Archive for the ‘Esoterismo’ Category

… Itur Ad Infera …

giovedì, dicembre 20th, 2012


“ Io ho fatto questo, dice la Memoria. Io non posso aver fatto questo, risponde il mio Orgoglio, inesorabilmente fermo sulla sua posizione, alla fine la Memoria cede” (Friedrich W. Nietzsche)

ITUR  AD INFERA

Fatale, l’atro specchio del profondo sigilla l’imo Abisso del Caos ove tutto nasce e muore. Là, nelle viscere ancestrali, innanzi all’oscuro simulacro, ogni cosa incontra la propria memoria negata, i casi obliati, gesti frettolosamente dimenticati, le intime emozioni, talvolta, malamente vissute e sovente pietosamente sepolte.
Dall’arcana, densa, sostanza della Matrice metamorfica riemergono molteplici, tralasciati indizi; alcuni appaiono incerti, indistinti, vagamente estranei, forse, perché vilmente rimossi. Testimonianze taciute, colpevoli omissioni che, una volta riesumate, sorgono dall’immoto coacervo delle comode menzogne assumendo sembianza e costume di draghi furiosi determinati a vomitare, ottusi ed implacabili, tutto il crudo orrore degli eventi, di qualunque possibile evento.
La nera, lucida materia speculare, magneticamente, attira forme animate ed inanimate virtù, assorbe la rigida natura del desiderio soggettivo e ne riflette l’elettrica traccia spettrale nella fluida essenza oggettiva dei fenomeni manifesti.

Il Gesto virtuale del violare l’Abisso è specchiarsi in Se Stesso per svelare le ferite e la gloria dell’Anima ed evoca l’immaginifico scenario della discesa agli Inferi;
“Itur ad Infera”, drammatizzazione simbolica del mistico viaggio dell’Eroe, colui che volontariamente indossa il “manto di spine” e consciamente abbraccia i riti della dimensione diabolica invocando il dono spirituale della “Redenzione Occulta”.
Il Gesto Magico dell’operare la riflessione fisica e psichica delle energie  sottili è lo strumentale viatico della fenomenologia esoterica che realizza la reciproca coniugazione inversa dei poli opposti al fine di  tessere insieme la trama e l’ordito
del “Sogno Vero”, sostanziare l’Incanto e rivelare l’effimero miracolo della Legge.
La più ardita fra le mie variegate identità, soggiogata e vinta dall’ansia di sapere, sovente, penetra la terrifica materia dell’Orco. Il cosciente delirio mi spinge  fino all’ultimo dei gironi infernali, per visitarne , sempre curioso, noti anfratti e familiari asperità, percorrendo, stordito, ineffabili sentieri e celate svolte. Là nel non-luogo prossimo al fondo dell’Abisso, nel buio, cerco il Lume che strazia e blandisce, ma che comunque chiarisce rianimando la labile forma del ricordo.
Confuso in Tenebra, sogno inseguendo tracce latenti certo di come ogni sogno sia in Tenebra e che tutti i sogni abbiano origine da Tenebra così, ombra nell’ombra, la Bestia diviene ciò che sogna.

Vi fu un Non-Tempo in cui pervasi inconcepibili Spazi Alieni, vivendo fantastiche epopee che videro il mio Genio inerente mutarsi, in ibrida sequenza, da oscuro ed inconsapevole Angelo di Tenebra , in un luminoso Demone padrone delle proprie Memorie, quindi mi inverai quale arrogante Titano senza morale, privo di aspettative e refrattario al giudizio, poi, spogliato del ricordo e vestendo le armi sensibili di una materia che credetti nuova, fugai la primeva consapevolezza, rubata all’essenza con feconda curiosità, e fui, infine, torpida Bestia crudele, banalmente Uomo …

Immerso in una distratta modernità perpetuamente ubriaca di mirabolanti “effetti speciali” che altro non sono se  non l’onnivoro parto tecnologico di una sintetica scienza della comunicazione priva di dignità ed afflato mistico, oggi, sembro solo una vecchia Strega, un Viandante che molto ha camminato, spesso perdendo il Passo, talvolta smarrendo il Lume, raramente piegando il ginocchio, sempre offrendo la fronte al vento opposto per, fatalmente, tornare a Me stesso.

Cogli il fiore dell’ardimento e sposa in dionisiache nozze la saggia follia che ispira il magico Canto della Strega; le dense  e torbide lacrime della mia penna celano scintille di Luce, la forza necessaria per violare i sigilli dello scrigno  che custodisce i semi del Potere  e della Libertà.

Ottavio Adriano Spinelli

 

… Nanomachia …

giovedì, maggio 30th, 2013

Raccolto lo scudo del limpido cuore, avviamoci, dunque, a visitare le lande del “vero” inferno. Protetti dall’invisibile manto della saggia follia, scivoliamo fra le ammiccanti esposizioni della fiera delle vanità. Cedute le mistiche ali, assumiamo il cauto passo dell’innominato pellegrino per enumerare, laconici, l’ingrato florilegio delle patetiche oscenità di cui si fregia il dominio dell’apparenza condivisa.
Così avviene che il nostro guardare riveli le artificiali, purulente ulcere della “civiltà”.
Così accade di poter vedere oltre il miraggio delle vetrine scintillanti e facilmente scoprire l’avvilente natura dei coacervi urbani che, tutti uguali nella loro demente attitudine, dispiegano in ode gaudente l’immonda ed adulterata sostanza del disordine globalizzato.
Questi anonimi avelli di babele pullulano dell’ennesima, perversa progenie mutante: i maldicenti e fieramente mediocri conigli-vampiro. Tali fiacchi umanoidi sono perennemente e democraticamente dediti ad una disgraziata, frenetica copula proliferante, immaginando, per le proprie malate moltitudini, nuove crociate di conquista in future espansioni galattiche.
Nel mentre, i nostri gloriosi soggetti, nell’attesa di portare l’imperialistico dono della democrazia  alle tiranneggiate genti di Alpha Centauri, si impegnano nel bulimico consumo di qualsivoglia varia ed avariata risorsa potenzialmente presente nel proprio ambiente. L’indegna specie in oggetto, per maggior vanto, è maldestramente guidata e cupamente ammaestrata da abbietti sicofanti, tronfi campioni del profitto ad ogni costo.
Per antico costume, predilige edificare rovine materiali biascicando la sofia della miseria spirituale e nutrirsi oltre misura nel pervicace scempio delle ricchezze naturali.
Non dobbiamo però manchevolmente ipotizzare che tali schiere siano prive di una propria, se pur bizzarra, propensione etica, infatti è noto come esse si dedichino devotamente ad una singolare attività volta, nel rispetto del loro paranoico teorema, ad un compatibile riequilibrio ambientale.
Infatti, il gesto compensativo si concretizza nel  restituire orgogliosamente e in gran dovizia feci, immondizia e veleni, ammorbanti rifiuti con cui salvaguardare il luminoso domani della specie “prediletta” dal biblico Dio di Mosè.

Sorgano, dunque, le piramidi della “nuova era”: differenziate, umide e tal quali, fatiscenti tumuli “poeticamente” segnalati da nugoli di festanti gabbiani intossicati: i rumorosi frequentatori dei brulicanti monumenti disordinatamente eretti in costante, ottusa profanazione del corpo fisico della TerraMadre.

In un tempo afflitto da tali abominevoli e sterili parassiti, il mondo dei fenomeni sensibili è, a maggior onta, tristemente e diffusamente governato da legioni di patetici “nani” che, per virtù usurpata, proiettano enormi e ingannevoli ombre.
La parabola del “Ritratto di Dorian Grey” finisce per essere l’ennesima, mistificata traccia di un paradigma sociale che, istericamente generato da una quotidiana e paraintellettuale sicumera, si palesa, ormai, quale servo vezzo di abnormi e botulinici status simbol.
Piccole anime corrotte, mimando una idolatra frenesia, si agitano scomposte ai piedi del colosso Mammone.
Tristi fantocci replicanti atteggiati in disarmoniche movenze sulla giostra del consumo fine a se stesso: squallidi rinnegati che pervertono la purezza dell’istintività animale coniugandosi nel coro sacrilego della passiva omologazione a futili “bisogni”.

La tribù degli “uguali” inscena, incosciente, la proiezione collettiva di varie e molteplici servitù: inani vassallaggi imposti dall’artificiale dominio degli “strumenti” e statisticamente  sigillati nell’abitudine all’immagine conforme.
Uno sterile dramma dove la nobiltà, propria alla danza di Eros e Thànatos, è farsescamente mutuata nel conflitto surrogato e sciatto che la mercenaria fantasia dell’industria cinematografica ha affidato alle icone virtuali di  Zion e Matrix.

Ottavio Adriano Spinelli

… Qabbalah …

giovedì, marzo 21st, 2013

Quando nella storia da poco scritta riecheggiava ancora potente la voce della tradizione, venne eretto, sulle speculative fondamenta della coerente follia saldata alla criptica razionalità, un fantastico palazzo conosciuto con il nome di  Qabbalah.
Nel pensiero dei mistici architetti, gli esoterici mattoni con cui furono edificate le sue mura sono i numeri primordiali, la materia stessa dell’universo fenomenico. Ai lati di quella occulta reggia teorica svettano due enigmatiche torri dette: Sefer Yetzirah e Sefer ha-Zohar: in una  è custodito il “libro della formazione” nell’altra il “libro dello splendore”.
Le infinite stanze della magione sono la rappresentazione elementale del Tutto concepito e concepibile; fluttuanti casi dialettici in perenne mutamento, multiversali opportunità variamente e volitivamente disegnate da un Demiurgo che ne governa le metamorfosi grazie al gioco dell’intelligente permutazione delle lettere dell’alfabeto sacro.
Intorno al fantasmagorico edifico, la luce delle stelle danza scintillando sul miraggio di un lago che circonda un’isola fatta di nebbia, l’oasi segreta dove cresce la pulsante apparenza del palazzo Qabbalah. Le astratte acque dell’utopia velano, celandole alla mente, le misteriche sabbie del deserto di Daath.
Un albero immenso dimora sulle sponde di quel lago: l’immaginaria e nel contempo immaginifica, liquida superficie, magneticamente, riflette natura e struttura dell’arborea metafora in un doppio opposto e speculare. Due dimensioni simboliche che rivelano una l’ombra dell’altra: l’Albero della Vita si specchia nell’Albero della Conoscenza di “bene” e “male”; i frutti del primo, se maturi, donano l’immortalità dell’Anima, quelli aspri del secondo la Coscienza di Sé.
Uno non potrebbe essere senza l’altro, mai vi potrà essere salvezza nel soggettivo sogno di Luce, in assenza della cruda accettazione della propria oggettiva Essenza in Tenebra.
Realizza il Fuoco dell’Acqua scatenando il fiato rovente del Drago avvolto in doppia spirale, la primordiale pulsione che coagula la Chiave dell’enigma: allora e solo allora coglierai quanto altrimenti proibito alla vista. Vedrai le radici delle due cosmiche piante quando si intrecciano nascoste dalla nebbia dell’indefinito, mentre le loro chiome, ambigue gemelle diverse, si coniugano nell’infinito possibile. … OAS …

Ottavio Adriano Spinelli

0. The Fool – 1st Path from Malkuth to Yesod

giovedì, febbraio 7th, 2013

KNOW NAUGHT!
ALL WAYS ARE LAWFUL TO INNOCENCE.
PURE FOLLY IS THE KEY TO INITIATION.
SILENCE BREAKS INTO RAPTURE.
BE NEITHER MAN NOR WOMAN, BUT BOTH IN ONE.
BE SILENT, BABE IN THE EGG OF BLUE, THAT THOU
MAYEST GROW TO BEAR THE LANCE AND GRAAL!
WANDER ALONE, AND SING! IN THE KING’S PALACE
HIS DAUGHTER AWAITS THEE.
(Aleister Crowley-The Book of  Thoth-Liber LXXVIII)

Correspondences

Path: between Malkuth and Yesod
Element:Ether
Colour:Dark yellow
Planet:
Letter:Aleph(Ox)
Hebrew letter type:Mother
Other Titles:The Crown of Wisdom, the Primum Mobile acting through the Air on the Zodiac(Frater SRMD), The Green Man, April Fool,Dalua, Percivale, The Crocodile,Spirit of the Ether

Traditional Image:

(0.The Fool-Ancient Tarot of Lombardy Deck)

A man(usually young), dressed in bright colored clothes(usually green) is sitting on the edge of a cliff watching the road or the skies. At his feet a dog(tiger, leopard,wolf) is biting his shoes. The man has a small bag on his shoulders. In the back you can see the blue sky and some mountains or pine forest. The main colors (usually) are: green, brown, yellow, blue,olive,citrine giving the impression of a spring morning.

Tarot meaning: act of bravery,blind faith,new beginning but also folly and acts that could lead to disasters unless balanced. It is the most unstable, chaotic card in the deck.

Description:
My theory regarding the Tarot paths on the Tree of Life is slightly different than the traditional view, meaning that the most of the cards do not stand where the majority of the sages were thinking. I do have some common grounds with Frater Achad though, and his vision of the Tree.
I will try to explain my theories in this article and the next ones, and if I do not make sense or you have a better opinion that can be explained, then you are free to e-mail the site and I will answer through it.

The old theory was saying that 0 or 22 The Fool stands next to Kether while I say that 0.The Fool stands between Malkuth and Yesod being the first step in Initiation. The colors of this card are those of fresh earth, early spring:yellow, green,light brown and everything in the card gives the impression of fresh air filled with energy that is intoxicating the character. This is the first reason why I believe that 0.the Fool should stand next to Malkuth-after all he is taking Malkuth’s colours and if we think of the other symbols like the purple grapes then we have again earth symbols of an ecstatic nature though -grapes could also be a symbol of the Tree and the Universe and that would be the reason and the motif of his journey.

One of his titles is ”Spirit of the Ether”.”Aristotle (Plato’s student at the Akademia) included aether in the system of the classical elements of Ionian philosophy as the “fifth element” (the quintessence), on the principle that the four terrestrial elements were subject to change and moved naturally in straight lines while no change had been observed in the celestial regions and the heavenly bodies-circles. In Aristotle’s system aether had no qualities (was neither hot, cold, wet, or dry), was incapable of change (with the exception of change of place), and by its nature moved in circles, and had no contrary, or unnatural, motion.”(Wikipedia) .”Robert Fludd stated that the aether was of the character that it was “subtler than light”. Fludd cites the 3rd century view of Plotinus, concerning the aether as penetrative and non-material.”( Wikipedia)  In some decks you can see the air or the sky being of a light yellow or almost light orange giving the impression of a sunny ”etheric” day or a sunny morning(orange) and this is the connection with Yesod-Moon.The character is also a bit of a lunatic, and again we have a connection with Moon/Yesod. The difference is that he is on the ground(Malkuth) surrounded by earth(Malkuth) symbols, but is impregnated with the Moon’s ether, this making him want to (almost) fly. The difference is that he is on the ground (Malkuth) surrounded by earth(Malkuth) symbols, but is impregnated with the Moon’s ether, this making him want to (almost) fly. On the other hand if we remember the Yesod-Malkuth relationship and how both depend on the other, then 0 is the only number that could fit the path. This is why, The Fool is a living paradox, being fool and wise in the same time, wanting to go on a dangerous initiation path even if he follows his instincts.

Article by Kirke