domenica, novembre 19, 2017 21:30

Blodsrit – Hinterland (2007)

La più recente fatica dei master del black metal svedese Blodsrit si configura come una release variegata, ibridata da sound elettronici che costruiscono traccia dopo traccia un nuovo stile per gli scandinavi, notevolmente diverso da quanto ci avevano abituato dopo lavori come “Helveteshymner”.
Il combo apre l’album con “Intro – Illusion” dove forte è la presenza di componente elettronica,  che assieme al basso, molto groove e lento, accompagna la voce ruvida e tagliente lungo una traccia ipnotica, illusoria, d’umore oscuro. Scontato l’accostamento allo stile dei Rammstein e, per quanto riguarda la parte strumentale, ai Depeche Mode.
La title-track “Hinterland” invece è più rapida in esecuzione, con le chitarre che aggiungono melodia e carattere alla traccia. I vocals sono supportati in alcuni passaggi da cori growl un po’ troppo sfumati nel mixaggio, tanto da essere difficili da percepire. Il ruolo principale anche in questo caso è affidato al basso, scelta particolare ma non penalizzante per gli svedesi.
“Revolutionary Warfare” è decisamente la più brutale track dell’album, dove la batteria, notevolmente più protagonista anche se non sorprendente per tecnica, trova spazio anche per qualche duo con la chitarra. Il growl di Naahz interpreta al meglio i testi anticristiani con grande forza e cattiveria macabra.
“Sverige” apre con un rapido solo di chitarra e attacca l’ascoltatore, anche se dopo poco il ritmo allenta la sua presa, passando maggiormente al melodico. anche in questo caso i growl sono sublimi ed è buona la scelta dell’inserimento di alcuni clean vocals sui ritornelli. La chitarra torna protagonista con dei solo nella seconda metà della traccia, che tuttavia non presentano null’altro che riff semplici, da heavy metal.
Dopo la melodica ed epica “Serving The Harlot”, dove il synth e l’elettronica sono figure di spicco, è il turno per una sorprendente “Rasa” dove al growl sempre più cattivo e blasfemo, dopo uno stacco e un breve arpeggio, entrano in scena, come uscite dal nulla, delle voci femminili, che danno un tocco sorprendente e magnetico alla traccia.
“The Last Moans Of Hope“ dimostra strutture strumentali ben costruite e mature, dove il growl grezzo trasporta in un atmosfera strana, senza luce. Gli arpeggi di chitarra caratterizzano la traccia che, assolutamente non celere nei tempi, regala momenti unici, angoscianti e disperati.
“Skymningsdyster” è nuovamente un grande elogio del basso, che padroneggia nella traccia anche a scapito della chitarra, che resta solo un accompagnamento melodico per la voce aggressiva e violenta. Il tempo è ancora mid, forse un po’ troppo poco per una black metal band, ma l’atmosfera contorta e sinistra è apprezzabile.
“Jordisk Dvala Och Andlig Död” è epica e, man mano che procede, sempre più trionfale. Grandi influssi dal Viking metal in questa traccia, dove c’è spazio anche per il organo che accompagna la chitarra in brevi parti strumentali che si intervallano magistralmente con il growl.
La conclusione è affidata alla strumentale “Outro – Disillusion” che porta, dopo un lento solo di chitarra e degli inaspettati cinguettii di uccellini, e poi il disperato urlo di Naahz “Vakna!” (“Sveglia!”) che riporta l’ascoltatore alla realtà, dopo un lungo viaggio estatico e macabro allo stesso tempo.
Variato, ben sviluppato, funereo e ossessivo. I Blodsrit rimangono incontrastati al top del black metal svedese.

Recensione a cura di: Akaah

Giudizio Complessivo: 7,5/10

Tracklist

1. Intro – Illusion
2. Hinterland
3. Revolutionary Warfare
4. Sverige
5. Serving The Harlot
6. Rasa
7. The Last Moans Of Hope
8. Skymningsdyster
9. Jordisk Dvala Och Andlig Död
10. Outro – Disillusion tro – Disillusion

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