domenica, novembre 19, 2017 21:25

Blacklodge – T/ME (2010)

Che la Francia sia una delle scene musicali più interessanti del mondo, dell’Europa in questo caso è limitante, non c’è alcun dubbio, specialmente per quanto riguarda le forme più estremizzate del Black Metal sperimentale e i Blacklodge sono tra i maestri di questo genere.
T/ME è uscito quasi in contemporanea con l’ultimo lavoro degli austriaci Abigor, la sensazione è quella di un accordo preso tra le due band per creare un’opera unica e dove ai francesi sia toccato il compito di produrre la conclusione della stessa; infatti quello che viene espresso nei 2 rispettivi album è un discorso filosofico inerente ad una teoria ipotizzata da Albert Einstein, secondo la quale Satana userebbe il tempo come sistema perché le cose possano accadere sempre solo una volta.
Mentre gli Abigor hanno concentrato tutto il discorso in due lunghissime tracce, i Blacklodge lo hanno sviluppato e concluso in 5 composizioni più tradizionali.
La notevole differenza  che salta “all’orecchio” consiste  nelle sonorità meno disturbanti che i francesi utilizzano nelle loro composizioni, dandoci perfino la percezione di una ricerca melodica totalmente assente nella produzione degli Abigor. Nonostante non sia un disco “immediato” T/ME riesce a far scorrere i suoni in maniera più disinvolta, anche se a volte un po’ ripetitivi.
L’approccio con questo Inferno dominato da un Satana Cybertecnologico viene creato da Lambda ( On the Last of the gods, Being the Secret of Satan), il seguito è un viaggio tra le venefiche e oscure profondità del Cosmo,  dove l’Inferno sembra un’evoluzione parallela  a quella del genere umano in cui non sono più le fiamme a dare il tormento alle anime dannate, ma il futuro in cui tutti saremmo trasformati in pseudo-macchine destinati a viaggiare nello spazio e nel tempo, un viaggio di sola andata, una volta sola, dove quello che raggiungeremo non saranno le profondità della Terra ma le irrespirabili atmosfere di pianeti lontani, dove altre macchine saranno sfornate tra ridondanti cigolii nelle fabbriche infernali, sovrastate nella loro totalità dalla venefica voce di Saint Vincent, corrosiva allo stesso livello dell’acido solforico. Eppure, a tratti, specialmente nelle parti elettroniche, sembra di riconoscere i suoni di paesaggi malinconici, l’unico vago ricordo di quello che è stato e che mai più ritornerà.
Album di non facile ascolto, consigliato a chi segue il Black Metal d’avanguardia e nella sua forma più sperimentale, ma a chi, soprattutto, pensa che l’Inferno non sia esattamente o solamente quello descritto da Dante.

Recensione a cura di : Blackraven

Giudizio Complessivo : 7,5/10

Tracklist

1.Lambda [or the last of the Gods; being the secret of SataN]
2.Vector g [Gravity XVI]
3.Sulphuric Acedia
4.Saturn
5….Stupefying [Suicide Tutorials pt 11]

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