sabato, novembre 18, 2017 19:37

Black Funeral – Vukolak (2010)

Ecco una nuova produzione che viene vomitata direttamente dall’Inferno sulla Terra e, l’unica cosa che mi viene da esclamare è :” Bentornati tra noi, Demoni-Vampiri….”. Dopo gli ultimi 2 album di puro e duro Black Metal Sperimentale, anche se, a mio parere, degni di apprezzamento, sembra che il richiamo alle origini abbia riportato i Black Funeral sulla  giusta strada per la comune casa chiamata Inferno. E’ come se per raggiungere l’obiettivo avessero deciso di eliminare la soluzione più semplice per piazzare il loro prodotto sul mercato proponendo un Credo, non una semplice raccolta di brani, non devi ascoltare…devi credere. E lo fanno proponendoci un incubo sotto forma di musica, un vampiresco catalizzatore per alimentare l’oscura luce di un dio morente.
L’essenza della filosofia della band è incentrata sul Lato Oscuro e su chi lo domina, un inno ai padroni incontrastati del mondo delle Tenebre, Lucifero, Satana…è l’incitamento allo svolgere un rituale dell’Ordine del Drago Nero e della Via della Mano Sinistra, è un invito per un lungo viaggio nell’occulto per raggiungere le origini del Male.
Vukolak non è sicuramente melodico, è violento ed estremo, perverso come il Demone Akatash e freddo come la putrida tomba di Nosferatu, ogni brano ci guida attraverso la violenza di Nachtzeher e alla disperazione nella sua tomba colma di arti strappati agli incauti, nella disperata ricerca del calore del sangue umano.
Le atmosfere rituali dei Black Funeral impregnano ogni singola traccia dell’album, e per rendere credibile questa “cerimonia” , sembra che Marchozelos e Akhtya Nachttoter abbiano utilizzato ossa umane.
Per squarciare l’oscurità infinita di Tarik Afraj Den-Pedak dove è situato il trono di Ahriman, avvolto nelle spire di 2 serpenti e ombre striscianti, l’odiosa e violenta voce di Akhtya Nachttoter trova la sua essenza.
Tutto in questa produzione è una serie di evocazioni e incitamenti alla pratica dei sortilegi dell’Ordine del Drago Nero e al Cultus Varcolaci, perfino l’armonizzazione dei tamburi di Marchozelos è un’evocazione ad Aeshma,  il demone dalla mazza insanguinata.
Decisamente un album non adatto alle orecchie di tutti, difficile musicalmente e profondamente filosofico ed intellettuale, non è facile capire la concezione della parola vita per questa band, bisognerebbe immergersi nella lettura di antichi testi esoterici e nella storia delle popolazioni che li scrissero, dai Sumeri ai monti della Transilvania, conoscere tradizioni e culti e allora, forse, riusciremmo a capire cosa i Black Funeral vogliono “insegnare” a quelli che per loro sono gli Eletti.

Recensione a cura di : Blackraven

Giudizio Complessivo : 8,5/10

Tracklist

1.Intro – Into the Ballinok Mountains II
2.Under the Black Caul
3.Undead Hunger
4.Impaled Fields
5.Shades Gather Among the Blood
6.Sanctum Wamphyri
7.Vukolak
8.Wolfskin Essence
9.The Moonlight Glittered Upon the Snow
10.Ars Upir Sabati
11.Ripping Through the Aura
12.Outro – Mors Omnipotens

Comments are closed.