domenica, novembre 19, 2017 21:31

Black Funeral – Az-I-Dahak (2004)

Dopo la pubblicazione nel 2003 di Belial Arisen, che altro non era che il ritorno sulle scene dopo diversi anni di assenza, di questo progetto americano, eccolo ritornare alla ribalta con questa nuova proposta che ci presenta una notevole trasformazione.
Mentre nel precedente disco presentava una raccolta di vecchi brani rimasterizzati (in maniera vaga e poco professionale) e ci proponeva un True Black Metal ferale, in quest’ultimo possiamo scoprire e addentrarci nei nuovi orizzonti della band, rendendoci conto di quanto ampie siano le differenze con il passato.
Considerando che Michael Ford si è cimentato in questi ultimi anni con sonorità più elettroniche e Industrial sotto il nome di Psychonaut75, possiamo arrivare a comprendere perché questo tipo di contaminazione sia presente in forma così massiccia in questa produzione.
Il filo conduttore di Az-I-Dahak è una leggenda che arriva a noi dall’antica e lontana Persia, ci parla di Stregoneria e Magia Nera. Az-I-Dahak fu un re che strinse un patto con Ahriman (Satana) e fu da lui baciato sulle spalle; da questo bacio nacquero 2 serpenti neri e velenosi, terribile rappresentazione del cervello degli esseri umani….da qui dovreste leggervi  il booklet all’interno del CD e i testi delle canzoni per sapere il resto della storia ma, lo scopo finale è quello di proporre un magico rituale di evocazione di creature nate e vissute all’epoca della leggenda.
Tornando alla musica, i Black funeral etichettano questa loro produzione come Apocalyptic Black Metal ma, a mio parere, le atmosfere e gli inserimenti elettronici se pur oscuri e maledettamente ipnotici pongono il tutto in una diversa categoria.
Cupo e sgraziato lo scream di Ford appare appropriato alla musica proposta esattamente come l’insolito metodo di usare la drum machine.
Bello, nonostante gli estimatori di questo gruppo avranno molto da ridire, mi è anche impossibile descrivere singolarmente ogni traccia o giudicare quale tra esse sia l migliore (forse la seconda, Daevodata, capace nella sua ripetitività ipnotica di estraniarci totalmente dalla realtà), perché alla fine è l’insieme che esprime al meglio la tetra oscurità che in soli 34 minuti riesce ad annullare le nostre menti.
E’ vero, non sono più i Black Funeral delle origini ma sicuramente sono riusciti a creare uno stile personale facilmente identificabile tra le migliaia in circolazione.
Anche se non piacerà a tutti, quest’album è decisamente interessante, molto introspettivo e a mio parere merita decisamente di essere ascoltato.

Recensione a cura di: Blackraven

Giudizio Complessivo: 8/10

Tracklist

1.Druj Nasu
2.Daevodata
3.Az-I-Dahak (Awake)
4.Dahak (Serpent Arise)
5.Eye Of Arashk
6.Kiss Of Serpents
7.Sutekh (Chaos)
8.Astovihad
9.The Fallen Arise

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