domenica, novembre 19, 2017 21:33

Belphegor – Blutsabbath (1997)

Prima release più improntata al black metal per gli austriaci Belphegor, che abbandonano gli arrangiamenti death metal di “The Last Supper”, creando un mix sensazionale di atmosfere oscure e brutali.
Funerei rintocchi di campana aprono il ‘Sabba di sangue’. In “Abschwörung” i Belphegor fanno immediatamente capire di che pasta sono fatti: drumming estremamente tecnico, velocità di esecuzione elevata, growl death metal e scream da manuale del black. Particolare la scelta del gruppo nell’inserimento nel brano di cupi riff di tastiera.
L’album prosegue con una sorprendente “Blackest Ecstasy”. I primi tre secondi del brano sono forvianti, tanto che pare di essere alle prese con un intro acustico. Ma la fine del silenzio riporta il combo a un brutale black metal, dove i vocals di Helmuth padroneggiano, sapientemente variati tra profondo growl e urla sofferenti.
Nelle successive “Purity Through Fire” e “Behind the Black Moon” la ruvidezza musicale e lo stile degli austriaci (un ibrido tra Dark Funeral e vocals dei primi Napalm Death) vengono ancor più messi in risalto, nonostante la produzione non sia perfetta. A rendere il tutto ancora più black, i testi blasfemi e anti cristiani.
La title track “Blutsabbath” è l’apice della violenza vocale, accompagnata nuovamente dalle campane di “Abschwörung”. Scelta senz’altro poco originale, ma trascurabile rispetto alla grande varietà di ritmo che fa si che un brano come questo, dalla durata di ben 6 minuti, sia un capolavoro di malvagità e satanismo.
Dopo una poco originale “No Resurrection”, la band si muove maggiormente verso lo strumentale con la furiosa  “The requiem of Hell” e l’urlata “Untergang der Gekeuzigten”. La prima è un elogio alla batteria, dall’esecuzione essenzialmente basata su blast beats.
“Untergang der Gekeuzigten” invece ha un intro molto più lunga, in cui padroneggia la chitarra di Sigurd, che mette in risalto le sue capacità tecniche ad una velocità disumana.
La conclusiva “Path of Sin” è a tutti gli effetti la migliore dell’album. I Belphegor giocano la carta della variazione di atmosfera, introducendo nella parte più ‘lenta’ del brano la pioggia, scelta che ricorda da vicino i Dimmu Borgir di “For All Tid”. Helmuth vomita tutta la propria sofferenza e la cattiveria che diventerà poi il marchio di fabbrica degli austriaci anche nelle ultime releases.
Violento, veloce, tecnico. Semplicemente geniale.

Recensione a cura di Akaah

Giudizio Complessivo: 8/10

Tracklist

1. Abschwörung
2. Blackest Ecstasy
3. Purity Through Fire
4. Behind the Black Moon
5. Blutsabbath
6. No Resurrection
7. The Requiem of Hell
8. Untergang der Gekreuzigten
9. Path of Sin

Comments are closed.