luned, novembre 20, 2017 05:36

Belenos – Chemins Du Souffrance (2007)

Progetto interessantissimo di black metal francese.
Negli ultimi anni il progetto Belenos è divenuto una one-man band a tutti gli effetti.
“ Oraison Funébre “ è la prima traccia che ci troviamo innanzi nel lungo cammino che ci porterà fino alla fine del disco. Un cammino molto particolare. Fatto di atmosfere che stregano l’ascoltatore e di ricchi intermezzi strumentali. Ma procediamo con ordine. La prima traccia, dopo una brevissima introduzione, parte subito con una straordinaria melodia creata da una chitarra acustica alla quale se ne affianca poi una elettrica che disegna riff più corposi e violenti. Dopodiché possiamo sentire la batteria, che dà solo una rullata, inizialmente, e poi la voce, perfetta, potente e violenta. Il tutto realizzato magistralmente da Cellier. Un vero fenomeno. Dopo questa introduzione, parte il pezzo vero e proprio con una drum machine tirata a mille delle urla in scream a dir poco perfette cui seguono poi riff chitarristici perfetti, intrecci sonori a dir poco malvagi e stupendi. La composizione cambierà moltissime volte mostrandosi ora trasognante e malinconica, poi violenta e potentissima. Come vuole la migliore tradizione del progetto Belenos. Perfetto ogni inserto compositivo. Ottima la composizione in ogni sua diramazione. Perfino la drum machine sembra “reale”. Che dire poi del picco compositivo che si raggiunge nell’ultimo minuto e mezzo, circa, dove tutto il “rumore”, sprigionato prima dagli strumenti elettrici, lascia il “respiro” ad una chitarra classica che accenna qualche accordo, per poi ritornare di nuovo, più feroce che mai, con la struttura che si incendia letteralmente con lo scream perfettamente violento di Cellier. Già da questa prima traccia, si evince che non siamo di fronte ad un disco black metal qualunque, ma che ci troviamo di fronte ad un’opera d’arte vera e propria.
“ Le Déchirement “ inizia in modo violentissimo e particolarmente potente con una produzione particolarmente mirata. Dopo l’introduzione il pezzo si fa mid-tempo con lo splendido scream di Cellier a reggere il tutto. Ottima composizione.
“ Funeste et Hivernal “ dopo un’introduzione naturalistica ecco sopraggiungere la composizione, dapprima ariosa, subito dopo molto sincopata. Splendidi riff potenti che fanno capire le linee guida della composizione. Come sempre eccezionalmente suonata e cantata dal grande Cellier. Straordinario l’inserto acustico, presente nel mezzo di quest’ottima composizione, incredibilmente emozionante l’assolo di chitarra elettrica, che arriva subito dopo questo intermezzo acustico, realizzato con immensa classe dal poliedrico musicista francese. Solo questi pochi secondi di questo pezzo varrebbero da soli l’acquisto del disco.
“  Le Domaine des Songes – acte I “ inizio acustico con degli accordi “staccati” e apocalittici, che di lì a poco, si trasformeranno in accordi classici. Sopraggiunge poi la batteria a donare al brano un senso di pesantezza estrema. Per alleggerire un po’ la tensione raggiunta, il grande musicista, pensa bene di cambiare ritmo e tempo alla composizione alleggerendolo prima e poi facendolo letteralmente esplodere, con una furia incredibile, che cambierà di volta in volta in modo perfetto all’interno della composizione. Incredibile la sua abilità di trasformare ogni piccola cosa in capolavoro compositivo.
“ Barrad Du “ Dopo qualche minuto di assestamento parte la composizione vera e propria. Grazie ad una drum machine spietata e ad uno scream poderoso. Anche qui ci troviamo di fronte ad un vero e proprio capolavoro compositivo. Ricco di cambi di tempo e di stile. D’impatto l mini assoli presenti che donano ulteriore spessore tecnico. Bellissimo il finale della composizione in “sfumato”.
“  War Hent an Ankou “ riff chtiarristici particolarmente doom-oriented aprono il pezzo, facendoci piombare in un altra epoca, fatta di cavalieri e castelli medievali. Ottimo lo scream del francese, così come la parte strumentale. Riff a dir poco perfetti, sorretti da qualche assolo e arpeggio che alimenta la bellezza del tutto. Ancora una volta notevoli i cambi di ritmo e di tempo del brano. Si passa dal doom al black metal più violento e puro.
“  L’Enfer Froid “ che dire, siamo di fronte ad una delle composizioni più belle dell’intero album. Inizio da pelle d’oca con degli arpeggi acustici, realizzati con cura e maestria, cui sopraggiungono gli stessi arpeggi realizzati con la chitarra elettrica, quindi incattiviti a livello di sound, e subito dopo la batteri : un vero e proprio schiacciasassi che cambia tutta la struttura armonica della composizione. Incredibile lo scream realizzato da Cellier. Straordinaria la parte centrale, dove la traccia riprende parti acustiche. Incredibili i riff, la ricercatezza dei suoni e la compattezza degli stessi. L’ultimo minuto e mezzo è una delle cose più belle a livello armonico-compositivo che abbia mai sentito, anche al di fuori del black metal, semplicemente stupenda questa chitarra acustica che disegna morbidi arpeggi efficaci. Giù il cappello.
“  Noz-Veil “ volenti o nolenti, si arriva all’ultima traccia del disco. Vero e proprio outro strumentale. Magistralmente eseguito, realizzato e pensato dal grande compositore francese. L’atmosfera creata dal musicista è qualcosa di incredibile.
Incantevole quindi il risultato finale.
Un lungo viaggio che rapisce l’ascoltatore e fa vivere, attraverso gli splendidi brani, numerosissime emozioni.
Ottimo disco.

Recensione a cura di: Darkthrone85

Giudizio Complessivo: 9/10

Tracklist

1.Oraison Funébre
2.Le Déchirement
3.Funeste et Hivernal
4.Le Domaine des Songes – acte I
5.Barrad Du
6.War Hent an Ankou
7.L’Enfer Froid
8.Noz-Veil

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