domenica, novembre 19, 2017 21:33

Azaghal – Perkeleen Luoma (2004)

Con “Perkeleen Luoma” i finnici Azaghal risalgono quasi allo splendore del capolavoro “Mustamaa” con un bellissimo lavoro in puro stile black metal finlandese, unito a parti maggiormente riconducibili al thrash della scuola anni ’80.
L’introduzione strumentale ”Helvettiin” porta l’ascoltatore in un inquietante mondo infernale, scandito in una manciata di secondi da un’atmosfera cupa e desolata, come se si entrasse in un mondo a sé stante. Ed è forse proprio così..
“Rutonkantaja” ne è già la conferma, una traccia che lascia un segno forte dopo un primo ascolto. La batteria è violentissima, anche se gli influssi thrash cominciano a farsi sentire, richiamando gli Impaled Nazarene degli esordi. I vocals sono furiosi, anche se la ripetizione ossessiva del ritornello diventa fin troppo irruente alla fine del brano.
“Käärmeen Laulu” è una traccia malinconica e angosciata, dove le chitarre distorte giocano un ruolo rilevante, anche se non tecnicamente ardite. Particolare la scelta del combo nell’inserire delle clean voices depressive unite a della melodia in un breve passaggio, che dà sicuramente un tocco in più all’intera traccia.
“Verenkirous” evidenzia lo stile grezzo e vintage dei finlandesi, che mantengono questo mood non andando a discapito di un suono complessivo ottimale. L’utilizzo dei riff è minimale ma curato e ricercato per ricreare una situazione guerrigliera e violenta, sottolineata dalla voce che fa rimanere impresso particolarmente anche in questo caso il ritornello.
La lenta traccia intitolata “Kuoleman Kylmä Ikuisuus” è un elogio al lugubre e al tetro, con una melodia straziante e distorta, esaltazione della chitarra. I vocals si fanno quasi da parte nell’introduzione, per poi tornare supportati anche dal clean preso da”Käärmeen Laulu”, coinvolgendo l’ascoltatore a partecipare a una sorta di ferale corteo. Indubbiamente la migliore dell’album.
“Perkeleen Kitaan” viene marchiata a fuoco dalla batteria come ibrido thrash-black, tanto che il richiamo ai Carpathian Forest o suddetti Impaled è d’obbligo. Varjoherra dà ancora una volta prova del suo violento scream, quasi ‘grattato’, che rimane l’unica costante tra le tracce, che a questo punto dell’ascolto cominciano a peccare un po’ di uniformità e linearità.
Dopo una poco originale ma non per questo imprecisa “Riivaaja”, è il turno della strumentale  “Perkeleen Luoma”, che riporta dentro quel mondo enigmatico e misterioso visto nell’introduzione. Sonorità svariate e vessanti si intrecciano a un buon lavoro di synth, che dà un’atmosfera etera e onirica alla traccia.
Con “Orja” il registro cambia totalmente. Gli Azaghal diventano improvvisamente sanguinari e virulenti, quasi guidati da un desiderio morboso di far massacro. La batteria è irruente e rapidissima e trascina con se anche i vocals rabbiosi ma al contempo sofferenti del frontman.
“Filosofi” chiude l’album mantenendo la furia e l’aggressività delle tracce precedenti, ma l’inserimento del clean sulla voce di Varjoherra questa volta non è dei migliori, anche se gli inserti si contano sulle dita di una mano, ergo la bellezza della traccia non viene intaccata.
Furioso, atmosferico, tormentoso. Non siamo ai livelli di “Mustamaa”, ma il lavoro è dei migliori.

Recensione a cura di Akaah

Giudizio Complessivo: 8,5/10

Tracklist

1. Helvettiin (Intro)
2. Rutonkantaja
3. Käärmeen Laulu
4. Verenkirous
5. Kuoleman Kylmä Ikuisuus
6. Perkeleen Kitaan
7. Riivaaja
8. Perkeleen Luoma
9. Orja
10. Filosofi

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