lunedě, novembre 20, 2017 05:41

Azaghal – Codex Antitheus (2005)

Il quarto full-length per i finlandesi Azaghal, che offrono all’ascoltatore un lavoro, a tratti, fuori dagli schemi classici del gruppo, specie in alcune scelte stilistiche discutibili.
“Agios O Baphomet” apre l’album con un’impronta inattesa, piĂš vicina al death metal che al black, dove la chitarra elettrica la fa da padrone, pur non esaltando per creativitĂ . I vocals sono blasfemi nel contenuto, solenni nell’impostazione ma man mano che la traccia procede, peccano di originalitĂ , arrivando a trasmettere null’altro che tedio.
La successiva “Nekromanteia” parte già con un impianto diverso e più curato, dove lo scream di Varjoherra si fa più combattente e cattivo, anche se tradisce le proprie origini nel fortissimo accento finlandese accentuato soprattutto nel ritornello (“Suutele rummista – Sappinesteistä ja kylmää”). I cori ricordano i Nile dei tempi d’oro, molto ‘mediorientaleggianti’ e a tratti aulici.
La title-track “Codex Antitheus” è un enigma. Se il malvagio scream unito ad un ritmo molto nettamente più veloce regalano un’atmosfera incisiva e brutale, la scelta di utilizzare i cori con vocals puliti non paga anzi, tende a rovinare quanto c’è di buono in questa track. Peccato davvero.
“Kumarra Petoa” non merita nemmeno una recensione, poiché ha ben poco a che fare con il black metal. La batteria è thrash, la voce, irriconoscibile tanto da ricordare quasi King Diamond, appartiene al mondo heavy metal. Una traccia del genere farebbe un figurone nella release di qualche gruppo blackened rock o similari, ma non di certo in un cd degli Azaghal.
Con “30 Hopearahaa” il combo torna sulla retta via, aprendo con blast beats di batteria e gran lavoro di riff per la chitarra. Velocità di esecuzione nettamente maggiore e buona evidenza della tecnica sono le componenti essenziali di quest’album, dove vengono nuovamente rispolverate le clean voices, utilizzate in maniera molto più sapiente rispetto ai precedenti brani.
“Viha” ha un’intro da Children of Bodom che fa immediatamente mal pensare. Fortunatamente questo stile non dura a lungo e non fa più la sua comparsa se non in un banale quanto evitabile solo di chitarra. Nonostante ciò, il gruppo riprende in mano i primi lavori mettendo in risalto la violenza esplosiva nello strumentale e la furia dei vocals. Senza dubbio una delle migliori tracce dell’album.
“Raatosielu” è senza dubbio la migliore track di questa release. La caratterizzano la grande variazione di tempi e di ritmo e un accorto inserimento di clean voices nello scream angosciante e tormentato. Ottima la scelta di rallentare l’ultima parte della traccia, dove fa la sua apparizione anche la chitarra acustica, accompagnata poi dalla batteria, come a voler riportare alla normalità l’ascoltatore dopo una tal ondata di aggressività.
”Kuningas Saatana”. Una sola parola: brutale. Rapidissima nei ritmi, disumana nell’esecuzione alla batteria, esalta il “re Satana” anche nei testi dai chiari riferimenti anticristiani ed infernali. Probabilmente troppo corta nella durata per poterla assaporare a pieno, ma gli Azaghal sono assolti: una parte strumentale del genere è sovrumana, impossibile da portare avanti per più di 3 minuti.
“Sieluton” chiude con un punto interrogativo l’album. La traccia si basa su semplici riff e nient’altro di rilevante dal punto di vista tecnico. I vocals non sono ricercati né arditi e i ritmi incomprensibilmente lenti. Chiusura con l’amaro in bocca.
Altalenante, originale a tratti, noioso in altri. Un enigma ambiguo che va scoperto e analizzato nel dettaglio, prima di giudicarlo.

Recensione a cura di Akaah

Giudizio Complessivo: 7/10

Tracklist

1. Agios O Baphomet
2. Nekromanteia
3. Codex Antitheus
4. Kumarra Petoa
5. 30 Hopearahaa
6. Viha
7. Raatosielu
8. Kuningas Saatana
9. Sieluton

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