lunedě, novembre 20, 2017 05:43

Autumnal Reaper – AutumnalReaper.com (Ep, 2005)

L’Olanda ha un nuovo terrore in vista, è gelida è fredda di morti e sangue, una voce proveniente dall’oltretomba della parte più occulta, si sentono queste persone che vengono squartate sotto la luna da un sacrificio… cos’è la furia che colpisce questi innocenti?
Ancora una volta si trema con un nuovo brivido, sono gli Autumnal Reaper che fanno riscuotere questa inquietudini con le loro canzoni macabre quanto malefiche, la loro formazione é composta da Roy Vermeulen l’infernale voce e bassista, Vince Wassink il chitarrista dalle sonorità ossessive, Waltr Verschoor secondo chitarrista presente anche nei Kampfar, Mike Browning occasionalmente un tastierista special gueat e infine Joost Westdijk il brutale batterista.
Formati nel 1991 nella fredda Arnhem, creando così una band di genere Black Death Metal dalle sonorità oscure e brutali, una delle tante band emergenti che nonostante sia poco conosciuta sta dando veramente il meglio di sé e regalando buoni frutti a chi li ha seguiti e chi ancora tutt’oggi non li ha mai traditi, la scena underground olandese cresce a vista d’occhio senza che noi ce ne accorgiamo!
La loro ultima uscita è l’ep “AutumnalReaper.com” in cui vengono inserite le migliori composizioni tra cui 2 live e altre 2 in studio datato 2005 ovviamente vi descrivo in maniera sia figurativa che liricamente le canzoni piĂą forti del disco.
La track 1 è lenta, un agonia di suoni che trascinano il “corpo” a strasciconi incontrando ogni pietra, la voce viene comandata assieme diretta , marciatrice che segna l’inizio della fine, la chitarra sempre presente come una motosega sembra squarciare i corpi mietendo le vite ebbene queste chitarre continuano il loro genocidio è una marcia che si ripete sotto questa luna insanguinata, il titolo è “March Of The Reaper” gli assoli finali fuori escono dalle tombe e con fragore terminano questa danza macabra.
Passando alla track 2 (la mia preferita) è live ma soprattutto bisogna notare con quale malizia l’assolo iniziale introduce il growl di Roy per avviarlo a un labirinto senza fine, immergendo il pubblico e facendolo chiudere in una stanza rendendo claustrofobiche le vittime, la batteria picchia la tensione dei cuori dei prigionieri nella torre o forse meglio dire in una piramide, le chitarre continuano a levarsi in questo ritmo ossessivo ma allo stesso tempo orecchiabile, facendo notare che non è una piramide normale ma bensì di teschi uno sopra l’altro, la figura macabra che si dipinge e l’orrore per la morte si fa sempre più cupo, il basso pompa sempre più disprezzante così da fare sentire la presenza stessa di un maniaco che avanza lento e silenzioso, le urla della gente che pregano invano, con un assolo si percepisce anche come il demoniaco essere spacchi con colpi violenti le teste “The Skullcrucher” non perdona!
Track 3 (in studio) si fanno vicini la fine dei giorni, lo annunciano i due suoni di chitarra iniziali mentre un growl da sotto la polvere e nebbie fitte si solleva l’irreparabile infausto growl tra sgorghi di sangue impetuoso, sempre più profondo e sempre più agitato continua la sua crociata di growl e di basso accompagnati da queste chitarre sempre  fedeli e sempre più martellanti che si fanno più fitte come un rovo di spine della selva oscura dantesca, un suono che tortura e si fa sentire sempre di più è quello di “Four Horsemen Of The Apocalypse”. Consiglio a qualunque di ascoltarseli, una volta che qualcuno ascolterà “The Skullcrusher” sarà molto difficile levarseli dalla testa e dimenticarseli un gruppo di questo calibro dalle sonorità pesanti e da un richiamo inumano che estende le radici intorno a noi, abbracciandoci in un morsa a dir poco letale…

Recensione a cura di: Rea Silvia Faunus

Giudizio Complessivo: 8/10

Tracklist

1.March Of The Reaper
2.The Skullcrusher(live)
3.Four Horsemen Of The Apocalypse
4.On Killing Grounds(live)

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