sabato, novembre 18, 2017 10:15

Arkona – Konstelacja Lodu (2003)

Quarto full-lenght per i polacchi Arkona, che deludono profondamente, sprofondando in un mare di banalità e ripetitività allontanandosi notevolmente dal loro masterpiece, “Zeta Reticuli: A Tale About Hatred And Total Enslavement”, proponendo un album di sole (fortunatamente sei tracce) con buone possibilità ma mal sviluppato e poco coeso.
“Módl siê do wiatru o powrót mój” apre l’album in maniera soffusa, con rumore di gocce che cadono sopra altra acqua, fruscii, voci umane soffocate, creando una lunghissima (più di due minuti) intro, che preannuncia una grave mancanza di idee del combo di Perzòw. L’inizio della vera e propria canzone avviene in sordina, dapprima con il solo pedale di batteria, accompagnato poi dai piatti e dalla chitarra, che entrano lentamente in scena. Fin dal debutto, il synth diventa protagonista, creando ben presto un ‘effetto overdose’ in quanto utilizzato a sproposito, fin alla nausea. Sbadigli.
“Gdzie bogowie s? jak bracia i siostry” si sviluppa sulla falsariga della precedente, eccezion fatta per i vocals che da scream poco professionale passa a growl rabbioso. Tuttavia, causa testi solamente in polacco, è impossibile comprendere nemmeno vagamente i contenuti della traccia. Il ritmo si fa maggiormente sincopato e sinfonico. Prese singolarmente, le parti strumentali non sarebbero malvagie, anzi sono anche discretamente sviluppate, ma il complesso crea un ‘pastone’ nelle orecchie dell’ascoltatore che sarebbe stato meglio evitare.
La terza “Ch?odne I Dostojne S? Nasze Oblicza” si apre con un intro strumentale, con il prevedibile duo synth – batteria, sorta di brutta copia dei Dimmu Borgir. La traccia non porta nessuna novità, eccezion fatta per la parte centrale dove i vocals, che finalmente seguono l’andamento della musica, tessono un buon brano, vagamente similare alle tracce centrali di  lavori come “Puritanica Euphorical Misantropia” (anche se la classe, cari Arkona, è tutta un’altra cosa).
“Moja mistyczna droga do gwiazd” si apre con una gran lavoro di batteria, nel quale si intravedono perfino dei blast beats. La traccia poi si sviluppa su un mid tempo classico, ben accompagnato da vocals rabbiosi ma non opprimenti, che intervengono al punto giusto. Studiato il riff di chitarra che accompagna la voce per tutto il brano, accompagnato da alcuni arpeggi. Una delle poche ben realizzate dell’intera release.
“Kiedy psy w zagrodach ujadaja” si apre e si sviluppa richiamando le prime due trace, come in una sorta di auto plagio. L’introduzione è molto simile a quella di “Módl siê do wiatru o powrót mój” e ciò già fa spazientire l’ascoltatore che, davanti a riff sempre uguali e al drumming scontato, non può far altro che saltare la traccia.. o soffrire in silenzio.
La conclusiva “W mglistej konstelacji lodu” è con tutta probabilità la migliore dell’album. Alcuni bridge di synth ci introduco parte centrale della traccia, più rapida ed incisiva. Buoni i cambi di tempo e i break-down che finalmente portano un po’ di novità e imprevedibilità nella produzione dei polacchi.
Enigmatico: a tratti scialbo, a tratti curato. Probabilmente siamo davanti a un momento artisticamente negativo per gli Arkona. Lo dimostra il fatto che, negli ultimi sei anni, poco sia stato da loro pubblicato, al di fuori di spilt o best of.

Recensione a cura di: Akaah

Giudizio complessivo: 5 /10

Tracklist

1.Módl siê do wiatru o powrót mój (Prega il vento per il mio ritorno)
2.Gdzie bogowie s? jak bracia i siostry (Dove gli dei sono fratelli e sorelle)
3.Ch?odne I Dostojne S? Nasze Oblicza (I nostri volti sono freddi e distinti)
4.Moja mistyczna droga do gwiazd (La mia mistica via verso le stelle)
5.Kiedy psy w zagrodach ujadaja (I segugi stanno abbaiando nelle fattorie)
6.W mglistej konstelacji lodu (Nella nebbiosa costellazione di ghiaccio)

Comments are closed.