sabato, novembre 18, 2017 00:39

Arcturus – The Sham Mirrors (2002)

Immaginate di piluccare fra i migliori esponenti della scena black metal e combinarli per dare animo a un black originale, ancora degno di essere detto tale ed estremamente carico di emozioni: penserete a qualcosa di molto simile agli Arcturus.
La batteria prende spesso e volentieri i ritmi classici del black, mentre le chitarre e la voce si pongono più sul melodico, enfatizzato dalla tastiera quando necessario: il tutto suonato in modo pressoché impeccabile e armonioso, sicuramente molto oltre ciò che si può immaginare dalla descrizione. Per quanto diverso (e per quanto più melodico) rispetto agli altri album degli stessi non bisogna pensare a un espediente commerciale per rendere il tutto più orecchiabile e “vendibile”: le emozioni che il lavoro sa trasmettere lo rendono al di fuori di ogni sospetto e anzi, l’originalità che rappresenta (sia nella scena black in genere che negli Arcturus in particolare) è davvero coraggiosa, soprattutto tenendo conto della diffidenza che si è creata nei confronti del black metal sinfonico.
La voce di Garm (che è stato un peccato perdere) sa armonizzare con incomparabile bravura le tonalità sia fra loro che rispetto ai testi, permettendone una maggiore comprensione, e ad essa si adeguano tutti gli strumenti, anche quando sembra che non potrebbero porsi su una linea melodica più differente.
Al di là dei ritmi insoliti, sono rilevanti i testi, ricchi di figure e simboli, che costituiscono una rete interpretativa non indifferente ma di certo non oscura, in cui è un piacere immergersi per rilevarne la genialità: il senso si intuisce, spesso, più che capirlo.
In conclusione, lo trovo un ottimo lavoro: originale, mai scontato, che non stanca e piacevole per un pubblico anche più ampio degli irriducibili del black metal, ma significativo soprattutto per loro.

Recensione a cura di : Ansuz

Giudizio Complessivo : 9/10

Tracklist

1. Kinetic
2. Nightmare Heaven
3. Ad Absurdum
4. Collapse Generation
5. Star-crossed
6. Radical Cut
7. For To End Yet Again

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