sabato, novembre 18, 2017 00:34

Arckanum – Kampen (1998)

Con “Kampen”, gli Arckanum (one-man band dello svedese Shamaatae), pongono una pietra miliare nella loro carriera. Questa release infatti si pone nella loro carriera al secondo posto, solamente dopo il capolavoro “Kostogher”, grazie alle sue splendide atmosfere e alla sapiente scelta di tempi e ritmi meno elaborati ma più vicini alla natura, influendo anche nei testi, particolarmente studiati come da tradizione.
“Kamps Tekn” apre l’album in maniera insolita, con lunghi minuti di sospiri, rumori mostruosi e mormorii che incutono grande angoscia. Man mano che la traccia si sviluppa, si inseriscono ritmati tamburi ed altri rumori indescrivibili, che costruiscono una trama azzeccata per ciò che il sublime Shamaatae vuol tessere. Alternando con stile clean e growl, accompagnandosi da riff rapidi e tecnici, lo svedese confeziona una perla di sofferenza, tortura ed ira, sapendo variare quando opportuno e non cadendo mai nel banale.
La seguente “Frana” richiama subito il growl death e il gran lavoro di batteria della precedente traccia, anche se i ritmi sono più incalzanti e rapidi. Particolare, nella parte centrale, il cadenzato solo chitarra – vocals, con il frontman che urla “Frana!” in maniera sempre più sofferente e dolorosa. Lo scream non si ferma fino al termine del brano, contraddistinto dall’utilizzo di rumori naturali (in questo caso, lo scorrere di un ruscello) che caratterizzeranno l’intera release svedese.
Dopo una buona “Tronan Yvir þusand Landskaps Mark”, in soluzione di continuità con la precedente, è il turno di “Pa Gruvstiigher Vandrum”, traccia molto old school. Rapida e tecnica, mette in risalto una rapida batteria che offre anche dei blast beats. Particolare la scelta dell’inserimento di vocals esterne, pagane, quasi da rito delle antiche tribù, a ricordare che Arckanum è anche questo, Chaos e vicinanza alla natura.
“Minir Natz Fughlir” (“I miei uccelli nella notte”) si apre proprio con dei cinguettii che per i primi trenta secondi del brano si mescolano alla chitarra, creando una miscela alquanto strana, senz’altro inedita. Dopo poco però lo scream e il growl di Shamaatae ritornano alla ribalta, con il loro carico di tormento e depressione. A calcare ancora di più questa sensazione si unisce una voce femminile angosciosa e il verso di un gufo, che rende notturna, come da titolo, la chiusura della traccia.
“Trulfylket, Raþz Ok Os” è un’altra traccia da fulgidi anni del black metal, molto rapida e tecnicamente sviluppata, per quanto ciò può essere possibile in una one-man band. I vocals si fanno vicini a quelli dei Darkthrone, mentre i ritmi rimangono coerenti durante l’intero brano, con pochi solo o riff a movimentarne la complessità.
Anche la seguente “þe Hæmpndlystnir Fran Dimban” rimane sugli stessi toni, dimostrando un attimo di calo nella qualità dell’album. Fortunatamente,con la successiva strumentale “Nær Ok Fiær”, gli Arckanum si rifanno, costruendo un brano splendido e praticamente perfetto. Ascoltando la traccia si può andare come in trance, avvicinati sempre maggiormente alla natura e alla sua essenza più pura.
“Skipu Vidit Dunkel” è come una sorta di invocazione, tanto i vocals sono aulici.  Shamaatae, appoggiato da clean voices molto particolari e melodiche, scarica tutto il suo dolore durante il brano, grazie anche ad un impianto strumentale ben organizzato. La sei corde in molti passaggi diventa protagonista, anche se nel complesso la velocità d’esecuzione non è costipata, bensì ben studiata fino all’urlo liberatorio nel finale, che si chiude nei turbinii di vento appoggiati da un duo batteria-chitarra.
Della seguente “”þær Vindanir Dvælies” particolare è l’apertura, con una prima parte parlata, che legge un poema che tratta dei venti e delle tempeste, creando un’atmosfera unica che si sviluppa in tutto il brano, grazie soprattutto ai passaggi strumentali.
La finale “Sangin Kaos” è invece una traccia originale, anche se non decontestualizzata dal resto dell’album. Testi sul caos a parte, marchio ormai ‘di fabbrica degli Arckanum, la track si sviluppa in maniera ambigua ed estrema, originale ed angosciante allo stesso momento, soprattutto nell’ultimo lungo outro finale. In una sola parola: geniale.
Geniale, vario, complesso e studiato. L’arte di Shamaatae lascia ancora il segno.

Recensione a cura di: Akaah

Giudizio complessivo: 8,5/10

Tracklist

1. Kamps Tekn
2. Frana
3. Tronan Yvir þusand Landskaps Mark
4. Pa Gruvstiigher Vandrum
5. Minir Natz Fughlir
6. Trulfylket, Raþz Ok Os
7. þe Hæmpndlystnir Fran Dimban
8. Nær Ok Fiær
9. Skipu Vidit Dunkel
10. þær Vindanir Dvælies
11. Sangin Kaos

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