sabato, novembre 18, 2017 00:56

Altar of Plagues – Mammal (2011)

Il secondo full-lenght degli irlandesi Altar of Plagues si configura come un album variegato e sperimentale, fuori dagli schemi del classico black metal.
All’interno di questa produzione sono, infatti, presenti solo tre tracce che, con la sola esclusione di “When the Sun Drowns in the Ocean”, superano abbondantemente la durata di 12 minuti, elemento anomalo se si considera che non stiamo parlando di un gruppo ambient dalle lunghe ballate strumentali. Il trio di Cork dà inoltre una propria interpretazione al concetto di black metal, creando brani dal ritmo moderato, in cui domina la voce di Dave Condon, in grado di modularsi del tradizionale scream fino a rallentare e a diventare un suadente narratore (esemplare in particolare nella seconda metà di “Feather and Bone”). Dal punto di vista strumentale, lo stile proposto dalla band è complesso e multiforme: sono presenti sia passaggi solo strumentali, dove la chitarra di O’Ceallaigh, quasi mai solista, offre splendidi dialoghi con la batteria, a momenti più aggressivi, in cui a padroneggiare è il riffing di chitarra.
Ma gli Altar of Plagues non hanno finito di stupire: va ricordata l’inaspettata e fuori dagli schemi “When the Sun Drowns in the Ocean”, in cui l’atmosfera si fa tutta ad un tratto sacra e spirituale, grazie all’inserimento di un’aulica e malinconica voce femminile che si staglia su un’atmosfera spettrale e inquietante. Qui, la potenza degli strumenti cresce gradualmente fino ad esplodere e morire, lasciando spazio a una nuova voce, da sciamano, che viene man mano sempre più distorta fino a diventare un rantolo. È probabilmente proprio questa la traccia più stupefacente di questa release, che fa capire quanto Condon e soci abbiano ancora da offrire.

Recensione a cura di: Akaah

Giudizio complessivo: 9/10

Tracklist

1. Neptune is dead
2. Feather and Bone
3. When the Sun Drowns in the Ocean
4. All Life Converges to Some Center

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