martedì, novembre 21, 2017 09:55

Alghazanth – Thy Aeons Envenomed Sanity (1999)

Primo full-length per i finlandesi Alghazanth che propongono un black metal sinfonico ricco di sfaccettature e sfumature malinconiche. Anche se all’epoca non possedeva molta esperienza (l’album venne pubblicato dopo soli 3 anni dalla loro nascita) il combo riesce a convincere l’ascoltatore (discretamente) con un lavoro riuscito, seppur ripetitivo a tratti.
La strumentale “The Broken Talon” apre la release con un’atmosfera solenne e gelida, data dall’oscuro synth che compone un brano ricco nonostante la breve durata (attorno al minuto), che fa volare la mente di chi ascolta in un mondo lontano e leggero. Ma l’impressione di un inizio ‘soft’ viene prontamente smentita dai fatti: un asfissiante riffing metallico chiude infatti la traccia e diventa l’intro per la successiva “The Unbounded Wrath”, traccia dissonante e variegata, dall’esordio tecnico e molto rapido, grazie soprattutto al drumming. A supporto dei vocals, non pienamente convincenti, viene scelto il synth che dà atmosfera e fluidità alla traccia pur rimanendo sul fondo (appare dunque evidente che gli Alghazanth camminino sulle orme dei più recenti Dimmu Borgir), lasciando così spazio a una chitarra molto melodica e al suo riffing metallico.
“My Somberness Surmounted” e “Of a Stormgrey Vision” sono due tracce che, nonostante la grande somiglianza che le lega tra loro, non cadono nel banale distinguendosi tra tutte quelle proposte dai finnici, soprattutto per la grande rapidità dell’esecuzione, scandita dalla batteria marziale e attenta, puntuale nei cambi di ritmo e ‘specializzata’ nell’aggredire l’ascoltatore con un muro di blast beats. Fortunatamente il growl perde un po’ il ruolo da protagonista e ciò alleggerisce i due brani che risultano più sciolti, dinamici e variabili nella loro interezza.
Dopo una vuota “He Awaits…” dove, parafrasando il titolo, l’ascoltatore non può far altro che ‘attendere’ la fine dell’orrore, tocca a  “Towards the Tempting Infinity” risollevare gli onori dell’album. L’operazione riesce a metà, perché se da una parte chitarra e batteria dialogano ottimamente creando un notevole muro sonoro, dall’altra il synth sminuisce troppo la cattiveria che il brano poteva potenzialmente esprimere, visti anche i vocals per una volta decisamente aggressivi. Occasione sprecata.
Inaugura invece una fase calante all’interno dell’album,” Ensnared in Moonshades”  che perde  velocità ed incisività rispetto alle precedenti tracce in favore di un approccio più pacato e un maggior ruolo ricoperto dai vocals, che continuano tuttavia ad apparire poco studiate e alla lunga stancanti. Nessun assolo, quasi totale assenza di blast beat o di sperimentazioni tecniche caratterizzano un brano di cui si poteva fare tranquillamente a meno all’interno della release.
La seguente strumentale “When the Spirits Dance in Grief” segue la precedente nel cammino verso l’inutilità e lo squallore, avendo un esordio black/death metal molto lento, che si sviluppa in una breve ballata mediocre dove la chitarra domina, pur non convincendo né esaltandosi con tecnica o velocità. Traccia scialba e fine a se stessa.
Salva quasi allo scadere la band finlandese la conclusiva “The Thorns Cry Blood” che lascia i lidi melodici che avevano contraddistinto le tracce precedenti approcciandosi in maniera più brutale e diretta all’ascoltatore, in particolare grazie alla chitarra tecnica e molto death nonché ai numerosi blast beats che la caratterizzano. I vocals si spostano verso un growl profondo e a tratti gutturale, per esplodere in alcuni passaggi in urla accentuate e senza fronzoli. Prevedibile il finale, sinfonico ma banale.
Si può fare di più.
Questo primo album rimane comunque un buon esordio.

Recensione a cura di: Akaah

Giudizio Complessivo: 6,5/10

Tracklist

1.Introduction (The Broken Talon)
2.The Unbounded Wrath
3.My Somberness Surmounted
4.Of a Stormgrey Vision
5.He Awaits…
6.Towards the Tempting Infinity
7.Ensnared in Moonshades
8.When the Spirits Dance in Grief
9.The Thorns Cry Blood

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