sabato, novembre 18, 2017 13:36

Alghazanth – Subliminal Antenora (2000)

Secondo full-lenght per questi giovani finlandesi, che uniscono una grande epicità alla potenza e al drumming tipici del black metal attraverso un gran utilizzo del synth e a una forte impronta melodic death metal, cadendo tuttavia sull’inesperienza per quanto riguarda contenuti testuali e soprattutto originalità compositiva.
“Breathless Flesh Sculpture” apre l’album in maniera inaspettata, con una breve intro elettronica caratterizzata da una voce computerizzata che sembra annunciare l’inizio della fine, seguita a ruota da un impressionante muro sonoro ben strutturato da chitarra e batteria alternate al synth. Vocals che sembrano presi da un disco viking completano l’opera, evidenziando tuttavia una certa penuria per quanto riguarda la creatività nella scrittura dei testi, che restano privi di contenuti seri. La traccia nel complesso si fa ascoltare, anche se non eccelle né in velocità né in tecnica, salvo qualche sporadico solo di chitarra. Degno di nota è invece il finale, con una bella chiusa atmosferica di synth che diventa anche l’onirica intro della successiva “ The Igneous Embrace”. Questo bel brano unisce passaggi da ballata folk a lenti arpeggi oscuri decisamente black per poi  sfumare quasi al melodic death nel momento in cui si inseriscono chitarre e vocals. Paragonabili ai Dimmu Borgir sono le parti strumentali della tastiera che richiamano da vicino album quali “Puritanical Euphoric Mysantrophia”.  Altra track nell’insieme gradevole ma soprattutto decisamente più ricca di spunti originali rispetto alla precedente.
Anche nella successiva e breve “Daemonolith” in synth è padrone assoluto della scena, grazie anche a uno studiato intreccio che lo strumento riesce a costruire inizialmente con la batteria, poi anche con la sei corde, riportando così lo stile del combo verso lidi più vicini al black metal. Il growl di Nebiros si fa in questa traccia decisamente più brutale e potente, inneggiando all’anticristianesimo e all’odio in maniera ancora una volta banale, a causa dei testi poco curati. Agli Alghazanth manca decisamente la capacità di costruire una canzone dai contenuti seri ed accettabili per gli standard che un genere elaborato come il black metal richiede. Peccato.
La seguente “Netherworldly” è il classico brano di cui si farebbe volentieri anche a meno, vista l’incapacità del combo di inventare qualcosa di nuovo rispetto alla precedente, tanto che sembra di essere davanti a una (brutta) ripetizione di “Daemonolith” .
Al contrario “Of Predators and Preys” è una traccia decisa e dissonante, in cui la chitarra domina, supportata da un drumming marziale e attento ai cambi di ritmo, molto frequenti durante l’intera durata del brano. Ma la caratteristica che più fa emergere questa track rispetto alle altre dell’album sono i testi, improntati sull’odio e sulla misantropia e sviluppati abbastanza da non cadere nel banale o nel prevedibile. Ottimo anche il supporto dato dal synth alla voce, che rende ancora più martoriato il supplizio di Nebiros, in particolare nel finale.
Dopo una scialba “The Mirrored Deathwish Paranoia”, che non aggiunge nulla a quanto già detto in precedenza, è il turno di “An Ode to the Bringer of Chaos” che inizia con un clean vocal solenne, accompagnato da un poderoso drumming e da un epico riffing. Presto però al clean si sostituisce il growl tormentato di Nebiros che costruisce con l’abilità una traccia in cui l’angoscia è la protagonista principale, toccando il proprio culmine con un lacerante urlo di dolore. La scelta di un accompagnamento strumentale death  metal non pesa eccessivamente sull’ascoltatore ma fa perdere senza dubbio parecchio del potenziale valore che una traccia come questa avrebbe potuto esprimere.

La conclusiva “Anno Sathani” è una traccia variegata e molto originale. L’inizio infatti vede la batteria che, molto rapida, crea un buon dialogo con la sei corde, in uno stile molto vicino al melodic death metal. Dopo il primo intervento dei vocals tuttavia il brano cambia radicalmente, diventando più oscuro ed atmosferico, grazie anche ai riff di tastiera, che creano un clima più onirico ed aulico. Bellissima la chiusura, dove la batteria diventa la struttura portante di un finale epico, dove il growl si alterna al synth in maniera studiata e di sicuro effetto, per poi concludere con un urlo straziato. Geniale.

Recensione a cura di:  Akaah

Giudizio Complessivo: 6.5/10

Tracklist

1.Breathless Flesh Sculpture
2.The Igneous Embrace
3.Daemonolith
4.Netherworldly
5.Of Predators and Preys
6.The Mirrored Deathwish Paranoia
7.An Ode to the Bringer of Chaos
8.Anno Sathani

Comments are closed.