lunedě, novembre 20, 2017 13:30

Acheron – Xomaly (Ep, 2002)

La storica band americana Acheron, in attività da oltre vent’anni,  propone con questo Ep un concentrato del proprio stile, ibrido risultato di sperimentazioni tra il black e il death metal con l’aggiunta di buoni passaggi elettronici che tuttavia non riesce ad esprimersi sempre al meglio.
La particolare strumentale ”Predator Revealed” apre con lentezza la breve release, con un’atmosfera soffusa e sognante, in cui alcuni suoni naturali, come il fruscio del vento, si uniscono agli atmosferici synth con in più il tocco cadenzato di suoni elettronici, che scandiscono a intermittenza il brano. Sublime tecnica del tastierista Aaron Werner, capace di coniugare l’elettronica al black metal.
La title-track “Xomaly” inizia invece più ritmata, grazie anche alla (agognata) comparsa di chitarre e batteria, che aggiungono più rabbia e passione allo stile degli americani, senza mai esagerare nella velocità esecutiva. Assolutamente death i vocals tormentati in growl dell’oramai storico Vincent Crowley, frontman e fondatore indiscusso del combo, supportato a tratti dal buon session-member Rhiannon Wisniewski. La traccia si sviluppa seguendo una linea definita in partenza anche se abbastanza originale, specie nei cambi di ritmo, fermo restando che di blast beats e di esecuzione esasperata non si vede nemmeno l’ombra.  Ma questo è il loro stile e di certo non si viene delusi: per capirlo basta ascoltare la parte centrale strumentale.
La successiva “Resurgence of the Unholy”è caratterizzata da un’introduzione angosciante ed oscura in synth, che aumenta ansia e pressione nell’ascoltatore man mano che i secondi passano, grazie a un riff ripetuto sempre più velocemente. Al posto del prevedibile stacco e urlo dannato, gli americani sorprendono con un continuo arpeggio di tastiera che perdura (forse fin troppo) per quasi 2 minuti interi. Quando ci si aspetterebbe un intervento vocalico o perlomeno di chitarra, ecco che la traccia finisce. Amaro in bocca o scelta stilistica audacemente originale? Ai posteri l’ardua sentenza.
La conclusiva, nonché più lunga track dell’Ep è “The Kindred”,  nella quale si è catapultati in un mondo vagamente old school (dialoghi batteria – chitarra), figlio illegittimo della Norvegia più malvagia e dell’America più intraprendente. Anche in questo caso i vocals non si discostano nemmeno un secondo dal growl e ciò penalizza il brano per quanto riguarda la velocità complessiva e le arditezze tecniche, del tutto assenti. Particolare l’intervento di vocals femminili nella parte centrale, supportata dalla tastiera dai toni melodici (Nile) che però poi degenerano con un duo che sarebbe stato meglio evitare, visti i toni agghiaccianti e dissonanti. Scialbo nonché prevedibile il finale.
Classico Ep della grande band che non si impegna a fondo nella sua realizzazione. Peccato, perché lo storico combo made in USA ha tutte le carte in regola per stupire ( si veda, a tal proposito, un album come “Lex Talionis”). Peccato davvero perdersi così.

Recensione a cura di: Akaah

Giudizio complessivo: 6,5/10

Tracklist

1.Predator Revealed
2.Xomaly
3.Resurgence of the Unholy
4.The Kindred

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