sabato, novembre 18, 2017 00:54

Absentia Lunae – In Vmbrarvm Imperii Gloria (2006)

Il primo full-length dei triestini Absentia Lunae è tutt’altro che un debut album scontato e mal prodotto. È un disco oscuro, forte, emozionante, pieno di rabbia e originale nella sua alternanza di riff rapidi e passaggi più malinconici.
L’album si apre con la particolare “Fortis Cadere, Cedere Non Potest”, dove una batteria militare e un semplice pianoforte accompagnano una voce narrante maschile, facendo immaginare un panorama di desolazione, macerie e reduci che vagano consci della fine imminente. Orgogliosa e battagliera fino al midollo.
La seguente “Mid Summer Spiritual Holocaust” si apre con una batteria furiosa, seppur celata da un effetto che nasconde la vera entità e violenza della canzone. Un minuto e la chitarra di Climaxia comincia a mietere le prime vittime, accompagnata dai caratteristici blast beats di batteria. Nella parte centrale l’atmosfera cambia diventando più fosca e militaresca, per poi sfociare in incantati arpeggi e tornare spietata nel finale, ricollegandosi all’intro iniziale.
“Subliminal Aeternitate” è una delle tracce che meglio rappresenta la crudezza dello stile dei triestini, che uniscono i vocals rabbiosi e tormentati uniti dall’onnipresente batteria e da una chitarra che apre con arpeggi, continua aggredendo l’ascoltatore con riff violenti e chiude con accordi lunghi, strazianti, come se anche lei stessa stesse soffrendo.
La successiva “Modern Cathedral” si apre con uno stile quasi solenne, come da brano sinfonico dei migliori Dimmu Borgir. Il basso ci porta gradualmente a una parte centrale più complicata e curata strumentalmente, che si riallaccia ai passaggi di “Subliminal Aeternitate”. Per la chiusura gli Absentia Lunae riprendono il motivo iniziale potenziandolo,mettendo fine al pezzo con angoscia inserita in aulica melodia.
“Died Story Manifesto” è invece l’esaltazione della tecnica, con una parte iniziale dall’esecuzione molto rapida, che mette alla prova le capacità del gruppo. Successivamente l’atmosfera rallenta nuovamente e chiude il brano con l’angosciosa voce di Ildanach inserita in un insieme di forti dissonanze e passaggi sperimentali, nei quali la band si prodiga in accorgimenti creativi e ingegnosi.
“Manipulated Statues of Flesh” lascia spazio al basso, che diventa protagonista fin dai primi secondi della traccia dove lo stile è ancora molto innovativo e sperimentale. In chiusura da citare il ritorno alla malinconia mista a feroci blast beats e riff troncati.
“Pale Lune” viene aperta da un riff che trasmette mestizia e fierezza, come a richiamare i contenuti di “Fortis Cadere, Cedere Non Potest”. Ipnotica e originale a tratti, merito anche delle voci pulite e dei passaggi rallentati, la traccia sfuma progressivamente in “Memneso on” grazie ad un arpeggio di chitarra sorretto da un grande lavoro di basso, che anche in questa traccia come in tutto l’album mette in risalto la capacità tecnica di Sephrenel.
“Memneso on” chiude l’album sorprendendo l’ascoltatore. Infatti la traccia è molto lenta e si basa su una strumentale molto introspettiva, a cui viene sovrapposta una parte de “il Settimo Sigillo”, ovverosia il monologo di A. Block durante la sua partita a scacchi con la morte.
Interessante, caleidoscopico e rabbioso. Ferale e malinconico in tutti i suoi aspetti.

Recensione a cura di: Akaah

Giudizio Complessivo: 9/10

Tracklist

1. Fortis Cadere, Cedere Non Potest
2. Mid Summer Spiritual Holocaust
3. Subliminal Aeternitate
4. Modern Cathedral
5. Died Story Manifesto
6. Manipulated Statues of Flesh
7. Pale Lune
8. Memneso On

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