mercoledě, novembre 22, 2017 20:06

Abruptum – De Profundis Mors Vas Cousumet (Ep, 2000)

Quante volte nella vita avete immaginato di essere dei boia che a suon di musica maligna tagliano la testa a dei truzzi nell’epoca medievale? Due troni posti in una sala oscura illuminata solo dalle candele, le vere padrone della notte inviate dalla luna celata dalla nebbia, da questa stanza accadono cose atroci e si sentono solo urli disumane… gli Abruptum stanno compiendo la congiura e cercano nuovi adepti nel silenzio della notte per altre atrocità con il loro EP del 2000 intitolato
“De Profundis Mors Vas Cousumet”.
Sono calate le tenebre nella città, una melodia che richiama l’attenzione degli ingenui pensando che sia un circo, l’entrata coinvolge poche persone ma buone per essere torturate, questo banchetto notturno, in questa sala illuminata a lume di candela con due troni ove non si riescono a vedere il volto delle due persone sedute su di essi, ma si nota li scintillare un suono di campana, una voce che fa rabbrividire si scorgono presenze inquietanti, a malapena i mal capitati vedono un riflesso si una lama fatale come quella della morte, il suono della chitarra avverte quel momento di pericolo che viene accentuato con musiche che spaziano tra il Dark Ambient e il Noise, le campane funebri sono quelle che fanno sentire il rintocco e ne dipingono l’immagine pre-mortale, le vittime ormai assediate nel buio di questa stanza gridano dal terrore, un terrore che gioca tra vita e morte su un rasoio, le voci parlano chiaro: un growl sinistro quasi come recitasse un grimorio ad alta voce e nell’ambiguità del doppio gioco della risata dalla doppia maschera entrano urla maledette che bestemmiano il nome di dio, le persone ormai torturate sugli strumenti della morte sono diventati una giostra e loro solo le loro bambole di pezza per divertimento, ora è concluso il sadico gioco e l’ultima melodia lo contrassegna quasi come un macabro divertimento ridendo sopra ai corpi straziati, sempre quella melodia che come ha iniziato, il finale di De Profundis “Mors Vas Cousumet” sarà segnato sempre da questa musica sadica che riesce a creare la magia del sintetizzatore che spazia anche nell’assoluto silenzio e sempre questa campana che come la morte stessa miete compiaciuta la sala delle nostre torture della vita. Ancora la campana suona per il dodicesimo rintocco ed un frastuono infausto che terrorizza chiunque lo senta, la chitarra adoperata in musicalità Noise è distorta al massimo ma non solo, è anche registrata male apposta per rendere ancora più drammatica la situazione, perciò chiunque ascolta sentirà sicuramente un brivido che attraversa il corpo, mentre la campana sembra un elemento quasi fisso a tutte le canzoni, che fa terminare e iniziare un tempo, stavolta sembra ferma sullo stesso punto, la cattiveria dei suoni che graffiano si trasforma sfiorando in ossessione e si odono tonalità che ricordano grida umane come se stessero squartando sul momento vittime su un altare in nome di Satana sotto la neve ghiacciante e la lama che cala a picco sul corpo già stremato della persona da sacrificare, solo l’ultima parte quel poco del finale che tace tutto e anche “Dödsapparaten” giace al suolo assieme ai corpi con le interiora aperte mentre vengono ingerite da neri corvi avidi di fame.
Si inizia con una marcia che lentamente cresce e diventa sempre più forte fino a trasformarsi a dei passi di morte che camminano senza sosta e proseguono senza lasciare vita e rasando il suolo, i passi sono conformi alla melodia Noise che è sempre quella che predomina il tutto, segnando una specie di meccanismo sistematico, un ritmo biologico come quello di un cuore, corre e va incontro a una morte certa, finché non cessa per far spazio ad un altro suono familiare meno ossessivo e inizia per poco tempo un suono quasi emesso da un giradischi, “Massdöd” continua una breve melodia classica per dare quel finale sereno, per far ritornare l’ascoltatore ad una realtà che non gli appartiene, quando il tutto termina e tace c’è sempre un piccolo spiraglio di luce ma quella con cui avremmo sempre a che fare sarà sempre la morte che ci comanda se vivere o morire sempre con ironia e sadismo aspettando che i granelli della clessidra di Saturno siano scesi tutti per terminare questo “carillon” del dolore per poi ricominciare da senza mai una fine.

Recensione a cura di: Rea Silvia Faunus

Giudizio Complessivo: 8/10

Tracklist

1.De Profundis Mors Vas Cousumet
2.Dödsapparaten
3.Massdöd

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